Toscana
«Infortuni e un mondo che non mi piaceva più»: l'ex promessa della Fiorentina apre una pasticceria
La trafila nelle giovanili viola, il realty in tv, poi tanta serie C non solo in toscana: «Comandano gli sponsor». Ora, a 25 anni, ha aperto un'attività in provincia di Pisa
Dal calcio alla pasticceria. Una svolta coraggiosa per il pisano Saverio Madrigali che a 25 anni, dopo aver appeso le scarpe al chiodo, ha preso la qualifica di pasticcere e dopo la classica gavetta ha aperto un laboratorio e una pasticceria tutta sua a Riglione, a pochi chilometri dalla città della Torre pendente. Una carriera interrotta dopo due operazioni al crociato e per aver fatto i conti con la dura realtà del calcio di serie C. Madrigali ha fatto tutta la trafila nelle giovanili della Fiorentina con la quale aveva partecipato anche al docu-reality su Mtv "Calciatori-Giovani speranze". Poi la C con Pontedera, Arezzo, Cosenza, Teramo e Lucchese.
Come si è avvicinato a questo nuovo mondo?
«Mi sono appassionato alla pasticceria quando giocavo ancora a calcio ma la portavo avanti un po' come hobby. Nell'anno in cui ho deciso di smettere sono arrivato a fine contratto con la Lucchese e ho frequentato un corso serale per diventare pasticcere a Ponsacco. A quel punto ho iniziato a fare la gavetta con il tirocinio. Sono stato da Zanobini a Tirrenia e due anni da Frangioni in centro a Pisa. Mi sono licenziato a settembre quando ho avuto la certezza di aprire il locale».
Come è nata l’idea?
«Inseme alla mia ragazza, che è barista e ha fatto un corso di caffetteria, un anno fa abbiamo iniziato a coltivare il sogno di aprire una pasticceria tutta nostra. Abbiamo preso la palla al balzo e ci siamo messi alla ricerca di un fondo e lo abbiamo trovato grazie anche all'aiuto di Confesercenti».
Una cosa a favore e una contro?
«Abbiamo fatto il locale che ci piaceva, la nota negativa è che siamo leggermente fuori Pisa. Ma riusciremo a farci conoscere».
Ci vuole coraggio ad aprire in un momento come questo?
«Abbiamo preso tutti una grande batosta. Le persone, la popolazione è stata decimata, ma anche le attività commerciali. Se lavori bene e con qualità si possono creare opportunità. Questa crisi ha tagliato le gambe a chi finora ha lavorato male. Dopo la ripartenza si potevano gestire meglio alcune situazioni ma adesso le cose stanno migliorando».
Parliamo di calcio, cosa non funziona secondo lei?
«Il calcio è in mano soprattutto a direttori sportivi e procuratori. Di base c'è sempre la qualità del giocatore che su una scala da uno a dieci per me conta cinque. Se sei scarso non puoi giocare a pallone, è ovvio. Poi però per arrivare in alto la scala va completata. Lì incidono aiuti, conoscenze, sponsorizzazioni. Aspetti che danneggiano il mondo del pallone e si ripercuotono sui campionati di A, B ma anche nelle serie minori. In C una volta si vedevano dei bellissimi campionati, adesso giocano soprattutto ragazzi giovani per la regola degli Under perché portano sponsor alle società che sono con l'acqua alla gola e hanno bisogno di soldi. E' un insieme di fattori che sono destinati a far esplodere il calcio. Già la scorsa estate sono fallite società importanti come il Chievo».
I motivi di una scelta del genere sono quindi dovuti anche alla mancanza di una prospettiva di lavoro?
«La carriera di un giocatore finisce mediamente a 33-34 anni. E poi cosa fai? Gli stipendi in C sono sui duemila-duemilacinquecento euro al mese. Non pochi per carità rispetto ad altri mestieri, ma come paghi l'affitto, la spesa eccetera. Come puoi pensare di mettere qualcosa da parte per costruire il tuo futuro. Con la pasticceria ho cercato di fare un investimento per il futuro. Potevo continuare e racimolare qualcosa ma stavo portando avanti una situazione che andava a finire e non mi dava felicità. Qui sono stanco morto quando arriva la sera ma sono anche contento e ho grande fiducia».
Solo ricordi negativi dal calcio?
«No, è stato anche bello. Con la Fiorentina dove ho giocato quattro volte il torneo di Viareggio. Trasferte, tornei, tanti amici. Il calcio mi è sempre piaciuto fin da bambino ma soprattutto giocarlo, non sono mai rimasto affascinato da guardare le partite in Tv. E da quando faccio questo lavoro non seguo più niente».
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