Finanza
Inter, brutti pensieri per l’occasione fallita
Marotta l’unico che parla e esclude rinforzi a gennaio Ambiente depresso per i sette punti di distacco dalla vetta
milano. In casa Inter è stato il derby dei rimpianti, di ciò che poteva essere e non è stato. Un derby in cui per lunghi tratti la squadra di Inzaghi ha fatto la partita e imposto il proprio gioco al Milan, ma che alla fine ha lasciato tutto invariato in classifica. I punti di distacco restano sette, quanto meno ad Appiano c’è la convinzione che il divario sia bugiardo e che questa squadra abbia tutte le carte in regola per riportarsi a ridosso della coppia di testa. Il grande protagonista è stato uno di quelli che, invece, alla vigilia erano messi più in dubbio, Calhanoglu. Il ballottaggio con Vidal c’era e in tanti optavano per la “garra” del cileno rispetto al palleggio del turco che, al contrario, di carattere ne ha mostrato eccome. Il rigore del vantaggio è tutto suo: prima se l’è procurato costringendo al fallo Kessie, poi ha avuto il coraggio di chiedere a Lautaro di batterlo, sotto la curva dei suoi ex tifosi che fino a quel momento gli avevano riservato soltanto fischi schiumanti di rabbia per il tradimento estivo. Lui non ha fatto una piega, ha messo giù il pallone e ha segnato, primo tassello di una gara di altissimo livello in cui è stato la mente pensante dell’Inter.
Calhanoglu è andato in gol dopo sette derby disputati con la maglia rossonera senza mai segnare, quarto giocatore ad aver fatto gol alla prima stracittadina da ex, dopo Crespo (2006), Ronaldo (2007) e Ibrahimovic (2010) .
Da un rigore all’altro, da un protagonista in positivo a uno di segno opposto: Lautaro Martinez. L’argentino ha sulla coscienza il fatto di aver avuto sui piedi il pallone per indirizzare il match, ma il suo rigore è stato respinto da Tatarusanu, confermando come il tiro dagli undici metri non sia esattamente la specialità della casa (terzo errore dal dischetto sugli ultimi sei tentativi). Era dal 12 dicembre 2004 che l’Inter non segnava e sbagliava un rigore nella stessa gara di serie A. Quel giorno li calciò entrambi Adriano in Siena-Inter 2-2. Lautaro, poi, ha anche sprecato malamente sul finire del primo tempo e, più in generale, non è mai stato in partita, confermando uno stato di forma al ribasso testimoniato dal fatto che l’ultimo gol è datato 2 ottobre contro il Sassuolo. Non che il suo compagno di reparto Dzeko abbia fatto meglio (il bosniaco è uscito per un affaticamento muscolare), così come Sanchez entrato per dare la scossa e rimasto impigliato tra le linee rossonere e incapace di uscirne quando, nel finale, il copione della partita è cambiato ed è stato il Milan a farsi più pericoloso.
«Il rammarico rimane – ha detto l’amministratore delegato Marotta -, abbiamo tentato di ottenere il risultato pieno ma non ci siamo riusciti. Merito anche dell’avversario». Marotta che non può non aver notato le sofferenze dell’attacco, il che porta a pensare a qualche possibile nuovo inserimento a gennaio. Il nome più caldo sembrerebbe essere quello di Insigne, ma l’ad ha spento gli entusiasmi: «Siamo concentrati sulla rosa che abbiamo a disposizione – ha detto -, gran parte di questi giocatori sono campioni d’Italia e bisogna riconoscerne i meriti. La squadra sta rispondendo a quelle che sono le aspettative, non ci sono grosse problematiche. Credo proprio che a gennaio non faremo cambiamenti anche se l’attività di monitoraggio è già in atto per quanto riguarda la programmazione futura». Statisticamente novembre resta un mese stregato per l’Inter nei derby: i nerazzurri non vincono in questo mese contro il Milan da 11 volte (otto pareggi e tre sconfitte) . L’ultimo successo dell’Inter a novembre sui rossoneri risale al 18 novembre 1990 (1-0 con gol di Nicola Berti) .
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