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gli assi del rugby all’olimpico 

L’Italia gioca e difende bene contro i “mostri” All Blacks

Alessandro Cecioni
L’Italia gioca e difende bene contro i “mostri” All Blacks

Finisce 47-9 per i neozelandesi che però segnano la prima meta solo dopo 28’ Crowley: «Grande prestazione, abbiamo messo le basi del gioco che vogliamo»

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Alessandro Cecioni

roma. La partita che non ti aspetti nello stadio che non ti aspetti così vuoto se davanti agli azzurri ci sono gli All Blacks, i più bravi, i più iconici, la storia del rugby vestita di nero. Finisce 47-9 per loro, come era previsto, 15 partite e quindici sconfitte azzurre, ma chi credeva alla debacle, al disastro assoluto visto cosa sono i neozelandesi quest’anno, si deve ricredere. È un’altra Italia quella che esce dall’Olimpico dove sugli spalti si presentano meno di trentamila persone (28.956 per l’esattezza), roba che i neozelandesi fanno di più quando si allenano. Un’Italia matura e consapevole. «Abbiamo messo le basi per il gioco che vogliamo fare – dice alla fine il ct Kieran Crowley, all’esordio sulla panchina azzurra – una grande prestazione difensiva, con noi che abbiamo fatto 191 placcaggi e loro 69, con la nostra linea che non si è fatta superare nemmeno davanti a 15-16 fasi di attacco. Io guardo alla prestazione collettiva ed è stata buona».

«Ci siamo comportati bene sul piano difensivo, soprattutto nel primo tempo – dice Gianmarco Lucchesi, uno dei due livornesi in campo in questa sfida impossibile – certo ci sono cose da rivedere nelle fasi statiche, mischie e touche. E anche sul nostro gioco offensivo». «Per me è stata un’emozione unica, giocare contro gli All Blacks è il sogno di ogni rugbista, come squadra ci abbiamo messo tanto cuore, non abbiamo mai mollato. Ci sono stati degli errori, lo sappiamo, e quando sbagli loro trovano sempre la maniera di segnare punti, però è stata un’esperienza bellissima e dobbiamo solo ripartire da qui per guardare al futuro», dice Federico Mori, secondo livornese in campo.

Gli All Blacks ci hanno messo 28 minuti per trovare la prima meta. Contro il Galles, per dire, 37 secondi ed è finita 16-54 per i tutti neri. Una settimana prima, a Washington gli Usa erano stati letteralmente asfaltati sotto una valanga di mete (14-104 il finale). Qui il primo tempo è finito 6-21 per la Nuova Zelanda, ma gli All Blacks ci hanno messo tempo segnare. Lo hanno fatto con Christie abile a sfruttare una indecisione in mischia degli azzurri che su propria introduzione non controllano. Primo errore e meta. Di Garbisi i sei punti del primo tempo e i tre, complice una bella azione in ruck di Cannone, che portano l’Italia sul 9-21 a metà della ripresa. Ma da lì a poco l’apertura azzurra esce per crampi e le cose si complicano con Reece che al 63’ va in meta su una distrazione collettiva intorno a un raggruppamento e con gli All Blacks che accelerano fra il 69’ e il 76’ andando in meta tre volte, due con Aumua (sempre da drive) e una con Sotutu, forse la più bella dell’incontro per il movimento di Mo ’Unga che ritardando il passaggio a Bridge che entra assorbe l’ultimo difensore, Minozzi, e permette a questo di liberare il terza centro. Tutto semplice, tutto perfetto. «Dobbiamo lavorare molto sui dettagli, sul ritmo e sul piano fisico – dice Niccolò Cannone, fiorentino – ma c’è stata una grande prestazione sul piano del carattere. Speriamo di rifarci nelle prossime partite». «La strada è questa, le basi sono state messe, la difesa è stata buona, ora arriverà il resto», dice il capitano azzurro, Michele Lamaro. Prossimi appuntamenti il 13 novembre a Treviso con l’Argentina e il 20 a Parma con l’Uruguay.

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