Gioco
Mourinho attacca gli arbitri di Coppa ma intanto arrivano anche i primi fischi
roma. I campioni norvegesi del Bodo Glimt sono indigesti a Mourinho; dopo il 6-0 incassato nella terra dei fiordi, anche nella gara di ritorno la Roma non è andata oltre il pari contro i gialli del nord. Un pareggio che ha indispettito la calda tifoseria giallorossa; non a caso dalla curva sono partiti i primi fischi all’indirizzo dello “Special One”, in questa stagione non poi così tale. Il suo arrivo, a sorpresa, nella Capitale era stata una scossa per la tifoseria giallorossa, fiaccata da alcune stagioni in chiaroscuro. “Mou” veniva visto come il grimaldello per aprire le porte del paradiso, della corsa allo scudetto, o almeno della Champions. Del resto, aldilà delle ultime, grigie, stagioni, per il tecnico di Setubal parlano i 25 titoli in bacheca, nella quale scintillano le due Champions League, vinte con il Porto e con l’Inter. Ed invece, dopo un avvio incoraggiante, il motore della Roma ha cominciato a battere in testa, in Europa ed in campionato; prima la sconfitta di Verona, poi quelle nelle sfide più sentite, contro Lazio e Juventus, hanno fatto trapelare i primi, sinistri, scricchiolii. Difficoltà alle quali Mourinho ha reagito, facendo il Mourinho; ha iniziato ad attaccare, non senza qualche ragione, la classe arbitrale, difendendo a spada tratta le sue scelte, alcune delle quali in realtà opinabili, come l’ostracismo a Villar, salvo poi epurare 6 calciatori dopo la disfatta norvegese. Insomma, il solito Mourinho che si esalta quando sente “l’odore dei nemici”, spesso creati ad arte. Lo stesso atteggiamento avuto all’Inter, con il famoso gesto delle manette indicato all’arbitro Tagliavento, sempre con la strategia di isolare il gruppo dai nemici, per renderlo più forte. E non importa chi siano i nemici, oggi gli arbitri, attaccati a palle incatenate in almeno la metà delle partite giocate dalla Roma, ed in tutte quelle perse, buon ultima quella di giovedì sera, nella quale “Mou” ha protestato per due mancati calci di rigore. Una strategia che ha spesso pagato ma che potrebbe rivelarsi controproducente in un ambiente, quello giallorosso, sempre sull’orlo di una crisi di nervi, che di tensioni non ha certo bisogno.
A.G.
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