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Massimiliano Allegri cerca la vera Juventus

Andrea Rocchi
Massimiliano Allegri
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Massimiliano Allegri

Undici formazioni diverse in undici gare: squadra senza anima e identità. Le colpe del mister e una rosa non al top. Con lo Zenit si cambia ancora

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16 i punti di distacco da Napoli e Milan, 15 le reti subite in 11 giornate, un filotto di ko con squadre di seconda e terza fascia: mai così male in casa Juventus a parte la stagione 2015/2016 (15 punti ma 5 gol in meno subìti e sempre Allegri in panchina). Dal ritiro del J Hotel alla Continassa si studiano le contromisure, a partire dalla sfida di stasera allo Stadium con lo Zenit che può valere la qualificazione in anticipo. L’allenatore chiede tempo, ma è comunque fiducioso. «È inutile parlare dei problemi, bisogna trovare le soluzioni - spiega il tecnico - perché non è possibile subire 11 degli ultimi 15 gol da formazioni che stanno tra il decimo e il ventesimo posto della classifica: in cinque giorni abbiamo buttato a mare i risultati e il lavoro di un mese e mezzo, c’è bisogno di reagire e di vincere più duelli individuali». Allegri è sulla graticolo, sotto processo. Il fatto è che dopo 11 giornate Max non ha ancora trovato la sua Juve, ha cambiato 11 formazioni su 11. La squadra non ha identità, non ha un’anima. I suoi giocatori - assicura - sono consapevoli della crisi che stanno vivendo, questo è già un buon passo in avanti per provare ad uscire il prima possibile dal tunnel. Ma i dubbi sono e restano tantissimi nella testa del tecnico di Livorno: quanto vale questa Juve senza CR7 e con una rosa che sembra meno competitiva di quella di Inter, Milan e Napoli? Quanto pesa l’assenza di un centravanti più prolifico di un Morata che pure, al Bentegodi, non ha sfigurato e con Dybala è stato tra i salvabili? Kean (anche stasera out con Ramsey e De Sciglio) e Kulusevsky non danno ancora garanzie. E poi c’è un centrocampo che non ha ancora un regista (si aspetta Arthur, ma è in ritardo) quando la Juve ha sempre avuto i Pirlo e i Pjanic, che ha un Rabiot irriconoscibile rispetto a quando gioca con la Nazionale francese e che pure Allegri si ostina a far partire da sinistra. Un centrocampo dove Locatelli fa fatica a ritagliarsi un ruolo e dove l’unica garanzia, al momento, sembra arrivare dai uno dei meno tecnici, come McKennie che con lo Zenit potrebbe addirittura partire titolare, se non altro perché è tra i pochi che ci mette carattere. E poi c’è la difesa, sotto accusa dopo la debacle di Verona. «Non c’è la garanzia che cambiando modulo, a 3 o a 4, prenderemmo meno gol - sbotta Allegri _. Non è una questione di mettersi a 3 o a 4 o a 7, ma di difendere con più attenzione, alzare di più le antenne, perché finora abbiamo pagato tanto. Dobbiamo lavorare e stare in silenzio, nel calcio chi vince ha ragione e chi perde ha torto. Dobbiamo mettere un mattoncino alla volta per cominciare a ricostruire».

Dicono che alla Continassa, a dispetto delle rassicurazioni di Allegri, la tensione si tagli a fette. Che nell’ambiente bianconero e nella tifoseria si spera nel mercato "riparatore" di gennaio (Vlahovic, Witsel) anche se la società deve fare i conti con un indebitamento pesante e con un bilancio chiuso con 209 milioni di passivo (l’anno prima erano 90) e difficilmente fare operazioni faraoniche senza liberarsi e alleggerirsi (Rabiot, Ramsey...)

Stasera c’è lo Zenit ed è un’altra cosa. Manca un punto alla qualificazione ma Max probabilmente cambierà ancora: con Dybala e Morata potrebbe partire Chiesa o addirittura, per non snaturare il 4-4-2, potremmo trovarci in campo Bernardeschi. I personaggi, insomma, ci sono. Quello che manca, semmai, è l’autore.

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