Il Tirreno

Sport

Camolese: «Il gioco è crescita non mettere i bimbi sotto esame»

A.G.
Camolese: «Il gioco è crescita non mettere i bimbi sotto esame»

Vice presidente Aiac e docente a Coverciano: «Serve calcio inclusivo» 

2 MINUTI DI LETTURA





L’INTERVISTA

Giancarlo Camolese vanta trascorsi importante da calciatore e da allenatore, avendo guidato club blasonati come Torino, Vicenza e Livorno. Professore universitario, è docente alla scuola allenatori di Coverciano e Vicepresidente dell’Aiac, l’associazione italiana allenatori di calcio. Da sempre molto sensibile alle problematiche legate alle scuole calcio, analizza quanto successo a Milano «Innanzitutto, mi auguro e voglio pensare che quella di scartare i bambini non sia una pratica diffusa; la speranza è che, da parte delle società e degli allenatori, in queste situazioni prevalga il buon senso e si capisca che ad 8 anni i bambini hanno il diritto di divertirsi giocando, senza sentirsi sempre e comunque sotto esame. La selezione, poi, verrà naturale anche perché, man mano che crescono, i bambini e le bambine rivolgeranno altrove le loro attenzioni. Ad 8 anni tutti devono avere la possibilità di migliorarsi e stare bene con gli altri, imparando a rapportarsi con i coetanei ed a rispettare le regole».

Lei è docente a Coverciano, quali sono le linee guida che impartite agli allenatori delle scuole calcio?

«La scuola allenatori presta grande attenzione ai corsi Uefa C, che abilitano ad allenare nell’attività di base; la raccomandazione principale è quella di vedere il gioco come un processo di crescita, e non come speranza di scoprire un campione in erba. L’idea che la scuola porta avanti è quella di un calcio inclusivo, che non deve lasciare indietro nessuno, ed essere legato ai valori ed all’etica. Gli aspetti tecnici del gioco verranno più avanti, nell’attività di base gli allenatori devono sviluppare la passione verso il calcio».

Quando, secondo lei, è l’età giusta per iniziare a selezionare i giovani calciatori?

«“Mi verrebbe di dire mai; selezionare è sempre molto complicato, anche perché il mondo del calcio è pieno di ragazzi che a 13 anni non giocavano e poi sono diventati dei campioni. Nelle mie lezioni dico che gli allenatori devono sviluppare nei bambini la voglia di migliorarsi sempre, giorno dopo giorno».

In generale cosa può fare il movimento per evitare situazioni di questo genere?

«La scuola allenatori è all’avanguardia nel cercare di proporre contenuti in questo senso, che gli allenatori dovranno poi sviluppare. La Federazione può affiancare la scuola in quelle manifestazioni che servono ad esaltare gli aspetti inclusivi del gioco. In generale, però, secondo me bisogna incrementare il dialogo, tra le varie componenti delle società (dirigenti, allenatori) tra queste e le famiglie, che poi sono quelle che portano i bambini e le bambine al campo»

A.G.

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa