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Il divorzio di Cassani ormai ex ct azzurro: «Ma vorrei un ruolo attivo nel ciclismo»

Stefano fiori
L’ex commissario tecnico della Nazionale Davide Cassani ad una manifestazione ciclistica
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L’ex commissario tecnico della Nazionale Davide Cassani ad una manifestazione ciclistica

La rottura con la federazione dopo otto anni da commissario tecnico. Delusioni, rimpianti, traguardi e sfide future: ora parla a ruota libera

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È ufficiale l’addio dell’ ex-CT Davide Cassani alla nazionale italiana di ciclismo su strada, dopo otto anni di proficua attività trascorsi in questa mansione. Così, a 60 anni compiuti, l’ex-ciclista romagnolo accreditato in 15 stagioni agonistiche da professionista di 35 vittorie, si rimette in gioco ma senza patemi d’animo.

Sollevato, dopo avere preso una decisione?

«Non sono né sollevato, né dispiaciuto, sono semplicemente sereno poiché adesso l’orizzonte è più chiaro».

Alla base del no alla proposta della Fci c’è stato qualche dissapore dei mesi scorsi?

«No, assolutamente. Con Dagnoni ci siamo lasciati bene, da persone consapevoli che le nostre strade a questo punto dovevano necessariamente dividersi. Parlando chiaro, non mi ci vedevo proprio dietro a una scrivania, con mansioni che mi avrebbero allontanato dal ciclismo agonistico, quello che amo e che amerò sempre».

Tutto è stato chiarito sull suo rientro anticipato dall Olimpiadi di Tokyo?

«C’è ben poco da chiarire, sono stato fatto rientrare in Italia a causa delle restrizioni sul Covid 19 adottate molto rigidamente in Giappone e che contingentavano periodicamente il numero di persone presenti per ogni delegazione. Già alla partenza dall’Italia si sapeva. Però ci sono rimasto male e mi sono dovuto accontentare di seguire il trionfo del quartetto dell’inseguimento alla tv».

I media in quei giorni davano per già avvenuto il suo divorzio dalla Federciclismo...

«Ma non era affatto vero, sono state scritte e dette cose che non corrispondevano alla verità. Quando il presidente Dagnoni è rientrato a sua volta in Italia ci siamo incontrati ed è stato precisato che io sarei rimasto nel mio ruolo fino ai mondiali di Leuven.»

Nove maglie azzurre indossate come corridore ai mondiali, poi otto anni da commissario tecnico, un periodo indimenticabile per uno come me che ha fatto della bici una ragione di vita Che voto si darebbe come ct?

«Direi un bel sette, un voto che mi piace immensamente dato che a scuola prendevo quasi tutti sei, non ero affatto uno studente modello».

Ma veniamo al bilancio di Cassani da ct: Sette medaglie d’oro, quattro argenti e sei bronzi, soddisfatto?

«Come potrei non esserlo, specialmente in quest’anno meraviglioso che ci ha regalato risultati memorabili e l’onda lunga l’abbiamo poi vista alla Parigi-Roubaix, dove Colbrelli - il ciclista che con me ha vestito più maglie azzurre - ha confermato di essere ormai ai vertici del ciclismo mondiale».

E’ mancata però la vittoria nel mondiale su strada..

«Ci siamo andati vicino con Trentin e non è certo facile vincere, con la concorrenza che c’è in giro oggi da Van Aert a Evenepoel, Pogacar o Roglic. Inoltre la sfortuna ha spesso avuto un ruolo determinante. Senza la brutta caduta in discesa, Nibali avrebbe potuto giocarsi la vittoria alle Olimpiadi di Rio e, tornando ai mondiali, quest’anno senza le cadute di Ballerini e Trentin potevamo puntare al podio».

Chi suggerirebbe come suo successore?

«Il primo nome che mi viene è quello di Giuseppe Martinelli, tecnico stimato e di esperienza. Tra i "giovani" vedrei bene Daniele Bennati, ragazzo d’oro, preparato, autorevole».

Il suo credo ciclistico?

«Sono tre, il duro lavoro, fare gruppo e la multidisciplinarietà. Ad esempio, la pista forma un corridore più di tanti allenamenti su strada, è il caso di Filippo Ganna».

Si è dato un termine entro il quale vorrà ricevere una proposta per il suo futuro?

«Impossibile farlo, resto in attesa, in paziente attesa. Ho molti contatti e comunque desidero rimanere nell’ambiente del ciclismo attivo».

Magari team manager di una squadra World Tour?

«Sarebbe un ruolo che gradirei molto, proprio quello di manager, non come diesse e sarebbe ancora più bello se finalmente rientrasse nel World Tour una squadra italiana».

Un rientro in televisione?

«Mi sono divertito parecchio nel 2021 a seguire il Giro in moto, ma se dovessi rientrare non sarò mai più nella veste di commentatore tecnico, come per 18 anni alla Rai».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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