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Napoli, gioco e qualità. Milan: capolavoro Pioli. Inter, c'è da ritrovare il furore

Enzo Bucchioni
Luciano Spalletti
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Luciano Spalletti

Il punto sulla Serie A. La Juve ha ritrovato equilibrio e convinzione: vittoria non banale contro la Roma

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Il Napoli non molla di un millimetro, è tosto e tenace come il suo allenatore. Quando non basta il gioco, quando l’avversario (il Torino) è duro come te, è il carattere che fa la differenza. E così sono otto le vittorie consecutive, nessuno in Europa c’è riuscito, tanto per consolidare un primato che può durare. Ne aveva vinte otto anche Sarri l’anno dello scudetto perso in albergo, il record è toscano, fra Figline a Certaldo il passo è breve. Un bel segnale, magari pensando a un finale diverso. Spalletti ha migliorato il lavoro di Gattuso, ha messo molto del suo nella verticalità, ha soluzioni in panchina, qualità e quantità. Magari smetterei di far battere i rigori a Insigne, ma questo è un dettaglio. Guardate e riguardatevi il gol di Osimhen e capirete cosa vuol dire giocare a un tocco: il Napoli è tanta roba. E avere l’attaccante più forte del campionato può portare davvero lontano.

In scia resiste solo il Milan, un’altra squadra che non molla niente. La rimonta con il Verona è un capolavoro di Pioli che nella ripresa con lo sostituzioni s’inventa un’altra squadra, ma anche la dimostrazione che i rossoneri ci credono, ci sono e ci saranno. Siamo a un quarto del campionato e i valori cominciano a prendere solidità.

Perde contatto l’Inter, sette punti non sono un abisso, ma fanno pensare. E sorprende una sfida trasformata in un duello da vecchio Far West, mancavano solo le musiche di Ennio Morricone. Sinceramente non ne sentivamo la mancanza, del clima ovvio.

I nerazzurri hanno perso brutalmente nel risultato una gara che a tratti avevano dominato e che Inzaghi ha definito “la migliore della stagione”. La battuta è facile e scontata: “Se questa è la migliore, figuriamoci le altre”… Ma l’allenatore un po’ di ragione ce l’ha.

L’Inter ha spesso in mano il campo e la partita, ma poi si perde in situazioni e particolari. Non soltanto con la Lazio, è un po’ il filo conduttore di questo inizio stagione, fra Samp, Real in Champions e se vogliamo pure l’Atalanta. A volte tanto, altre poco, ma l’Inter regala.

Perché i nerazzurri hanno perso la compattezza, la rabbia e il cinismo?

Il cambio di allenatore ha inciso, Inzaghi cerca un calcio più manovrato, meno verticale e la fase difensiva ha perso la solidità, la difesa è meno protetta e i tre difensori non troppo rapidi soffrono. Con la squadra allungata sono tornati i vecchi difetti corretti da Conte con la difesa bassa, recupero palla e verticalizzazioni. Ma la base resta solida, non ci vorrà molto per ritrovare il vecchio furore e la solidità, almeno penso.

Cosa ci vuole, invece, per farla finita con certi atteggiamenti?

La Lazio poteva fermarsi con Di Marco a terra? Forse, ma anche no. E’ stata l’Inter la prima a sfruttare la ripartenza di Lautaro. E poi Di Marco poteva rialzarsi prima, la difesa era messa male e certe decisioni spettano all’arbitro. Fine.

Ma siccome al peggio non c’è mai fine, è comparso anche l’uomo-scimmia che ha insultato Dumfries. Non sarà difficile (spero) identificarlo e punirlo. Intanto però avrei gradito una presa di distanza netta della Lazio che non ho ancora sentito. La Fiorentina l’ha fatto dopo gli insulti a Koulibaly. Se non la smettiamo di proteggere e giustificare i tifosi che sbagliano, questa battaglia il calcio non la vincerà mai. Attenzione, lo dico per tutti e non solo per la Lazio.

E dico infine che la Juve ha ritrovato equilibrio e convinzione. Vittoria non banale contro la Roma che la tiene viva e la speranza di poter rientrare nel gruppone anti-Napoli è accesa. Allegri passa al 3-5-1-1, ma questo è il marchio di fabbrica. La Roma paga pesantemente una buona partita, ha sbagliato un rigore, ma Orsato andrà di sicuro sul banco degli imputati: nell’azione ha fischiato troppo presto rendendo inutile il gol giallorosso. Non glielo perdoneranno…

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