Sicurezza
Radiolina, terzini e maglie di lana Ecco “Le cose perdute del calcio”
CECINA. Quante volte: «perché tanti anni fa le maglie erano senza sponsor e le partite si giocavano tutte di domenica pomeriggio?». Per raccontare un mondo che non esiste più, Nicola Calzaretta è salito di corsa sulla macchina del tempo ed è tornato indietro, pronto a spiegare non solo ai ragazzi di oggi chi fossero i protagonisti di un’epoca irripetibile e chi popolasse gli stadi nel Novecento, prima che la tecnologia e il secolo globale iniziato nel Duemila stravolgessero i palinsesti . Se “Le cose perdute del calcio”, pubblicato dall’agenzia NFC edizioni di Rimini, è già sugli scaffali degli appassionati. Calzaretta, avvocato-scrittore, a cui piace il gioco di squadra, ha arricchito i testi complice la collaborazione di Michele Targonato, un maestro della matita che nel 2015 ha composto il manifesto della Moto Gp e, per questo libro, ha disegnato situazioni e persone che hanno abitato gli spogliatoi e gli spalti di prestigiose arene. Immergersi nella lettura, preceduti dall’immagine di Enzo Bearzot accompagnato dalla sua pipa e dai fedelissimi Paolo Rossi e Gaetano Scirea, gli eroi di Spagna 82, è quasi un dovere più che un piacere. Da sempre, lo sport scorta e spesso anticipa cambiamenti epocali: nel 1989 crollò il Muro di Berlino, che dall’agosto 1961 divideva la città presentandosi minaccioso come l’ingresso ufficiale nei paesi dell’Europa orientale. Insieme ai 155 chilometri di cemento armato franarono idee e ideologie e naufragarono le nazionali. Si ricorda la Germania est, l’Urss – l’unione delle repubbliche socialiste sovietiche – e la Jugoslavia, la quale non poté partecipare agli Europei del 1992, pagarono per prime. Con loro, una generazione di giocatori pieni di talento. Dalle casacche di lana si passa alle maglie termiche, dai ritiri in montagna – dove Diego Maradona, stella del Napoli, subisce un tunnel da un portiere dilettante – ai viaggi attorno al mondo e dalle marcature a uomo alla zona pura. Una rivoluzione, quest’ultima, che trasforma pure il linguaggio: i terzini diventano esterni e le punte attaccano lo spazio. Il movimento, armonico e molto tattico, nasce in Olanda e, da noi, incontra il suo primo divulgatore: Arrigo Sacchi da Fusignano e il suo fantastico Milan. Per gli amanti delle chicche, ci sono poi le spiegazioni legate alla scomparsa dell’abito scuro indossato dai portieri nel 1975, all’arrivo degli sponsor e alla riapertura delle frontiere. Senza dimenticare le trasmissioni che, nell’epoca d’oro, hanno reso il pallone – nato bianco e nero, come la televisione – argomento principe dal sabato fino al lunedì compreso e oltre. Una su tutte: 90° minuto, con l’impagabile Paolo Valenti in studio.
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