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Italia, la Spagna solo un incidente di percorso

Enzo Bucchioni
Italia, la Spagna solo un incidente di percorso

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Meglio arrivare terzi che quarti, il discorso sull’inutile Nations League potremmo anche chiuderlo banalmente così, alla Catalano. Tutto il resto è di nuovo gioia e positività: lo stop con la Spagna è già stato ampiamente metabolizzato. Eppure lo stress-test di una sconfitta dopo 37 risultati positivi preoccupava e non poco. La risposta è arrivata, la delusione è stata superata con il gioco, l’energia e la personalità.

E, in fondo, battere il Belgio, leader del ranking mondiale, per la seconda volta in tre mesi ha sempre il suo perché. In sostanza s’è rivista quella squadra divertente, brillante e moderna che aveva portato a casa l’Europeo in estate. Probabilmente battuta l’altra sera dagli spagnoli solo per l’insolita e ingenua doppia ammonizione di Bonucci.

Dunque, c’eravamo, ci siamo e ci saremo, potrebbe essere lo slogan che sintetizza il sapore e il valore di una partita d’altri tempi, la finale di consolazione. Una volta la chiamavano così, poi hanno deciso che non c’era niente e nessuno da consolare. Ripescarla oggi è la prova provata che l’Uefa e Ceferin invece di guardare al futuro per modernizzare il calcio, riciclano cose inutili dimenticate nel passato. Amen.

Mancini comunque guarda avanti, almeno lui, e non s’è lasciato sfuggire questa occasione per lavorare su un’altra Italia possibile, più giovane, o su alcune interessanti soluzioni tattiche che questa rosa può offrirgli.

In difesa senza la storia (Chiellini-Bonucci) è andata in campo la cronaca e Bastoni ha confermato tutto quello che di buono pensiamo di lui in termini di personalità, anche se in questo periodo non è al massimo della forma fisica.

Ma l’esperimento più interessante è stato Locatelli play, nel ruolo di Jorginho, con Pellegrini interno. Ha funzionato. Il doppio regista (Jorginho-Verratti) ha un’alternativa con giocatori dalle caratteristiche diverse, meno portati al fraseggio, ma abilissimi nel pressare, recuperare palla e verticalizzare.

S’è rivisto il gioco veloce, un tocco-due tocchi. Jorginho non si discute, ovvio, e pure Barella, ma con questo Locatelli anche Verratti rischia di ruotare.

A centrocampo l’Italia ha almeno cinque giocatori di assoluto valore internazionale. Davanti Chiesa è dirompente, Berardi prezioso e sono certezze.

Non compiuta, invece, la soluzione Raspadori. Il ragazzo è intelligente, agile, ma troppo leggero e acerbo.

Kean fatica a fare l’ultimo step. Credo che Zaniolo falso nove potrebbe risolvere parecchie cose, ma si aspettano conferme positive dal campionato e dal carattere del talento romanista che comunque sta recuperando la sua forma migliore.

A proposito di carattere, dai fischi di San Siro agli applausi dello Stadium, non sono stati giorni semplici per Donnarumma.

E s’è visto. Farsi sfuggire un pallone di mano (anche ieri) o prendere gol in mezzo alle gambe sorprende e fa riflettere. Al di là della psicologia, questa è la dimostrazione che un portiere deve giocare sempre, con continuità e il Psg gli fa male.

Stare fuori fa perdere sicurezza e certezze, l’occhio e l’abitudine al ruolo.

Non diventerà un problema per la Nazionale (almeno spero), ma scegliere Parigi è stato un errore e si spera l’abbia capito.

Comunque gli applausi perfino eccessivi di Torino nascondono una speranza e una promessa: i tifosi della Juventus hanno già scelto. E forse hanno capito molte cose: arrivederci a giugno.

Molto prima, a novembre, per l’Italia c’è la sfida decisiva con la Svizzera per conquistare un posto in Qatar, ma nessun timore: la Mancionale c’è ancora.

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