Sicurezza
Dalla B con Lapadula alla disoccupazione, la storia di Tonti: «Il calcio è malato»
Il portiere del 1992 in estate non è riuscito a trovare squadra, ora si allena con la squadra di dilettanti della sua città aspettando l'occasione per tornare in campo da protagonista: «In C giocano i ragazzini perché conviene alle società, ma io ho ancora tanto da dare al calcio»
MISANO ADRIATICO. Si allena con il Misano. La squadra della sua città. Che partecipa al campionato di Promozione. E aspetta. Spera in una chiamata. «Perché a 29 anni ho ancora tanto da dare al calcio. Sono pronto a scendere in campo, a far vedere di cosa sono capace». Ma il tempo scorre. E a gennaio «potrei anche scegliere di smettere col calcio. Questo è un pallone malato. Giocano i giovani perché le società guadagnano coi contributi federali. E io che ho più di 200 partite tra i professionisti me ne sto a casa».
A parlare è Alessandro Tonti. Portiere. Classe 1992. Gli sportivi toscani se lo ricorderanno con le maglie di Grosseto – ai tempi della Serie B, quando giovanissimo giocava in Primavera e si allenava in prima squadra con Pinilla e Joelson – e con il Borgo a Buggiano, in Seconda divisione (ex C2, nda) nella stagione 2012-2013. Poi un altro campionato da protagonista a Forlì, ancora in C2, e due annate al Teramo. La seconda – 2015-2016 – culminata con la promozione in Serie B. A segnare, in quella squadra da sogno, ci pensava un certo Gianluca Lapadula. Il “salto” in cadetteria è stato cancellato dalla giustizia sportiva, «ma noi quel traguardo lo abbiamo raggiunto sul campo», dice oggi Alessandro. Poi, per il portierone romagnolo, l’esperienza in B al Latina, quindi Mantova, Matera, la Serie D stravinta con il Como, la C con l’Avellino e – nella scorsa stagione – l’avventura al Ravenna, terminata con la retrocessione in D dopo i playout. Un portiere vero. Uno che tra i pali ci sa stare sul serio. Eppure, per lui, in estate non è arrivata neppure una chiamata.
«La verità è che sono vecchio per la categoria. Il calcio in C è molto strano. I giovani giocano perché la Federazione paga le squadre che li mettono in campo, in nome di una “valorizzazione” che illude i ragazzini senza farli crescere davvero. E se non hai gli “agganci” giusti resti fuori dal giro».
Quello di Alessandro è uno sfogo, ma anche una denuncia. «Non gioca chi è più forte, ma chi conviene di più alle società. Io mi alleno ogni giorno, da solo e con la squadra di Misano, che ringrazio per il supporto che mi sta offrendo. Voglio ancora credere che ci sia qualcuno pronto a darmi una chance. Me la merito», ribadisce Tonti. Uno che non ha peli sulla lingua. Che esce deciso. Per andare a prendersi quello che gli spetta. Come quando vola fuori dai pali per mettere le mani sul pallone. «Quando non vado a correre e non sono al centro sportivo del Misano – racconta – vado a caccia con mio padre. È una mia grande passione». Sono lontani i tempi di gloria con Lapadula, ma Alessandro non molla.
«La mia storia nel mondo del calcio non è finita. Sono motivato, concentrato e carico. La chiamata arriverà, ne sono sicuro. E se a gennaio non mi vorrà nessuno, allora penserò a intraprendere un’altra strada. Ma voglio che la mia vita prosegua lì, dove è iniziata. Tra i pali. A difendere la porta».
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