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PRESENTATA LA “ROOM” CENTRALIZZATA DI LISSONE 

Eravamo quattro amici al Var «Struttura unica in Europa»

Eravamo quattro amici al Var «Struttura unica in Europa»

Gravina, Del Pino, Rocchi e Trentalange aprono al futuro del movimento «Uno strumento per aiutare gli arbitri a sbagliare di meno ed essere credibili» 

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MILANO. Lissone, alle porte di Milano. Un edificio su due piani per 2. 400 metri quadrati, realizzato a tempo di record in soli 4 mesi. Dall’inizio del campionato in questo centro lavorano 30 persone, con picchi di 80 durante le partite. È qui che gli arbitri designati al Var arrivano in occasione delle partite per lavorare in sale isolate, una sorta di confort zone dove prendere le decisioni in assoluta serenità. Alla presentazione erano presenti il presidente della Figc Gabriele Gravina, della Lega Serie A Paolo Dal Pino, dell’Aia Alfredo Trentalange, il designatore Gianluca Rocchi, l’ad della Lega A Luigi De Siervo e il sindaco di Lissone Concettina Monguzzi. Un centro tutto made in Italy, unico nel suo genere.

«Con questa Var Room centralizzata entriamo in una nuova era – ha detto Gravina – un sogno che si realizza, una struttura che rappresenta un’eccellenza del calcio ma direi dello sport italiano. La Figc è stata la prima nel mondo a lanciare l’uso della tecnologia senza perdere il fascino del calcio, in questo modo gli arbitri possono fare il loro lavoro senza paure e abbandonando i pregiudizi a volte pretestuosi».

«La sala Var è un luogo molto innovativo che spero cambi nei prossimi mesi e nei prossimi anni la percezione della Lega, dei campionati e della serietà con cui viene affrontato il tema arbitrale, nessuno ha una Var Room come la nostra», ha detto il numero uno della Lega, Dal Pino.

Soddisfazione è stata espressa anche dal presidente dell’Aia Trentalange e dal designatore della Serie A Rocchi. La Var Room centralizzata «è una opportunità unica e incredibile. In questo modo l’arbitro può essere messo in condizione di sbagliare meno», ha dichiarato Trentalange. «Questo è il futuro, non si può tornare indietro. Il 18 novembre ci sarà qui un raduno con tutti gli arbitri per far vedere loro il centro», ha aggiunto Rocchi. Con i vertici arbitrali è stata anche l’occasione per fare il punto sul rendimento degli arbitri in queste prime giornate di campionato.

«Si può far meglio, sono soddisfatto dell’impegno», ha detto il presidente dell’Aia Alfredo Trentalange che è poi tornato su uno dei suoi obiettivi quello di far parlare gli arbitri dopo le partite con i giornalisti.

«È un mio sogno. Penso che ci si arriverà per gradi», ha detto. Dal canto suo Rocchi ha allontanato l’idea di una classe arbitrale refrattaria ad usare lo strumento tecnologico. «Sarebbe folle solo pensare che un arbitro si rifiuti di andare al Var, se lo scoprissi quell’arbitro non arbitrerebbe più», ha dichiarato il designatore arbitrale. Infine sulle polemiche per alcuni casi dell’ultimo weekend, ha replicato: «Essendoci stati episodi in cui la soggettività era la parte principale, bisogna accettare il fatto che l’arbitro la valuti diversamente rispetto alla maggioranza delle persone». Problema non da poco.

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