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Quelle ragazze sul pavè Roubaix al femminile, addio a un altro tabù

Quelle ragazze sul pavè Roubaix al femminile, addio a un altro tabù

Pietre e fango lungo 116 chilometri di una prima volta storica Vince l’inglese Deignan, terza Longo Borghini. Balsamo cade

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ROUBAIX. Le pari opportunità del ciclismo significano sofferenza: le donne, come gli uomini, devono misurarsi con l’Inferno del nord, con il pavè che ti spacca le gambe, con il fango che ti blocca le ruote e si fa cadere. La prima, storica volta della Parigi-Roubaix in rosa è stata tutto questo: la metà del chilometraggio (116 chilometri invece di 259) ma gli stessi tratti di pietre che oggi percorreranno le ruote degli uomini.

Insomma, ieri è stata scritta una pagina importante della storia del ciclismo, ma dello sport in senso generale. La corsa più iconica, tragica, feroce e tormentata è stata aperta per la prima volta alle donne, riservando loro ben 17 settori di pavè. Con tutta la scenografia del caso: gran parte del percorso infatti presentava pozzanghere e sacche di fango provocate dalla pioggia e in 132, tra cui molte italiane, hanno accettato la sfida.

Soltanto una, alla fine, ha sorriso: si tratta dell’inglese Elizabeth Deignan, 32 anni, il cui nome sarà scritto a caratteri cubitali nel romanzo delle due ruote. La ragazza britannica ha vinto di forza, alla fine di una lunghissima e coraggiosa fuga che ha spaccato in due la corsa, rendendola più dura e complicata di quanto non fosse già sulla carta.

La sua cavalcata trionfale si è conclusa sulla pista del velodromo di Roubaix, dopo che le atlete erano partite dalla cittadina francese di Denain, per affrontare 116, 4 chilometri, tra fango, sassi e un’interminabile sequela di imprevisti, cadute comprese (ne sa qualcosa la neocampionessa del mondo, Elisa Balsamo, finirà sul glorioso pavè).

A nulla è valso l’inseguimento dell’olandese Marianne Vos, forse partita in ritardo e alla fine seconda sul traguardo.

Grande prestazione da parte della nostra Elisa Longo Borghini, compagna di squadra della vincitrice, che è salita sul gradino più basso del podio, quinta Marta Bastianelli.

Oggi poi le porte dell’inferno del nord si apriranno per gli uomini, con un solo favorito: il belga Wout Van Aert che, dopo le delusioni patite ai Mondiali disputati in casa – fra cronometro individuale e corsa in linea Elite – avrà una voglia matta di riscattarsi e di centrare un successo che possa in qualche modo salvargli la stagione. Il percorso, che piova a meno poco importa, collima con le sue caratteristiche: l’unica incertezza su un pronostico che potrebbe apparire segnato è la presenza del rivale di sempre, l’olandese Mathieu van der Poel, la cui condizioni viene data in crescita.

La Parigi-Roubaix è una gara individuale, ma c’è una squadra che, nelle ultime 24 edizioni, ha piazzato per ben 12 volte un proprio corridore sul gradino più alto del podio: é la Deceuninck Quick-Step che, con Kasper Asgreen, Yves Lampaert, Florian Sénéchal e Zdenek Stybar, può ancora una volta puntare al successo.

E l’Italia? Sono un paio le frecce a disposizione dell’arco azzurro: sono Sonny Colbrelli, campione d’Europa in carica, e Matteo Trentin, sempre a proprio agio sulle pietre. Occhio anche alle vecchie volpi del pavè, come Peter Sagan, Stefan Kueng, Dylan Van Baarle, Greg van Avermaet, Philippe Gilbert, Sep Vanmarcke.

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di Redazione web