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STORIE DI TATTICA 

L’attaccante “ombra” Il primo fu Ferenc Puskas poi Messi, Totti, Rooney

L’attaccante “ombra” Il primo fu Ferenc Puskas poi Messi, Totti, Rooney

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Il falso nueve può essere una necessità, come successo alla Juventus contro il Chelsea, ma anche un dogma tattico. In principio fu il Barcellona di Guardiola, quello del tiki taka, del possesso di palla esasperato ma funzionale alla creazione dell’azione per liberare spazi in avanti: insomma, l’idea che non servisse il centravanti e che il gol fosse soltanto una questione di gioco complessivo e occupazione intelligente degli spazi. I falsi nueve erano, spesso, fuoriclasse oltre il tempo e lo spazio: Messi con Guardiola, Totti con Garcia e Spalletti alla Roma, fino al Vucinic nella Juve di Antonio Conte. Altri esempi sono Rooney nello schema di Sir Alex Ferguson. Senza pensare al calcio totale assoluto, quello dell’Ajax e dell’Olanda, dove spesso a fare la punta, falsa o vera che fosse, c’era un tal Johann Cruijff.

In realtà Guardiola e gli altri tecnici “moderni” hanno inventato ben poco di nuovo. Il centravanti-ombra, quello che apriva spazi agli inserimenti da dietro, era nato in Ungheria, in quegli anni Cinquanta in cui la scuola magiara si era affermata come avanguardia tattica e tecnica. La Honved, m la squadra dell’esercito, allenato da Bela Guttmann, interpretava già un calcio con due interni di centrocampo, due esterni che dovevano tagliare al centro, una seconda punta con compiti di movimento e un centravanti che doveva concludere l’azione. La prima punta si chiama Voriki, ma si ruppe una gamba quasi subito. Guttmann non ha alternative, e decide di cambiare sistema di gioco pescando dalla mediana un ragazzo quasi sconosciuto che viene adattato ad attaccante. Scelta intelligente: quel ragazzo si chiamava Ferenc Puskas, 352 volte in 341 partite in Ungheria e 157 volte in 182 partite nel Real.

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di Redazione web