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Così è troppo: battiamo gli inglesi anche nel cricket...

Così è troppo: battiamo gli inglesi anche nel cricket...

Clamoroso agli Europei di Malaga, l’Italia multirazziale supera i maestri inglesi. Per loro continua l’incubo di «Not you again»

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Oh no, not you again. E invece si, ancora noi. E “loro” gli inglesi, continuano a masticare fiele quando ci incontrano. Li abbiamo battuti a Wembley, il loro giardino di casa, loro che il calcio lo hanno inventato. Li abbiamo bruciati con un recupero pazzesco nella finale olimpica della 4x100. A loro restavano pochissime certezze: il rugby e il cricket, roba che hanno esportato nel mondo tantissimi anni fa: bene, adesso resta soltanto la palla ovale. Perché nel cricket, sembra incredibile, li abbiamo battuti, nell’European Cricket Championship: è la prima volta dopo 23 anni, e seconda in assoluto nella storia, che riusciamo a fregare i maestri del gioco. E pensare che per gli azzurri il torneo continentale era iniziato nel peggiore dei modi, con due sconfitte. Ma davanti ai maestri, tutto è cambiato, a volte quando incroci la strada dei più forti ti scatta qualcosa di speciale dentro.

Strana storia, quella della nostra nazionale. Un gruppo composto almeno per la sua metà da atleti che giocano all’estero e per l’altra metà è espressione dei campionati italiani, che ancora non sono competitivi ai massimi livelli.

Le novità sono state molte, a partire dall’allenatore e capitano. Il tecnico si chiama Gareth Berg, allenatore-giocatore. , nato in Sudafrica, cresciuto in Inghilterra e poi divenuto cittadino italiano per lontanissime parentele. E il gruppo è davvero una miscellanea di passaporti e idiomi: c’è l’italo-australiano di Grant Stewart, fresco vincitore del Campionato inglese col Kent, l’altra stella è Jade Winston Dernbach, trentacinquenne lanciatore italo-sudafricano, che vanta ben 58 presenze nella nazionale inglese, che dopo aver inizialmente annunciato nel 2019 il proprio ritiro dal cricket internazionale, si è reso invece disponibile a difendere i colori del paese d’origine della madre, appunto l’Italia. Oltre a questi due innesti di prima qualità, la squadra è composta dai giovani oriundi Grassi e Low da Amir Sharif, visto all’opera con i Fresh Tropical. Sostanzialmente confermato il blocco degli indigeni con Joy Perera, Madupa Fernando, i tre Singh, di chiarissima origine indiana, e poi c’è il ritorno del veterano e campione d’Europa Dinidu Marage. Confermatissimi anche JP Meade e Nikolai Smith. Insomma, difficile trovare un italiano purosanue nella rosa azzurra, ma d’altra parte la tradizione del cricket in Italia è ancora troppo fresca per esprimere livelli tecnici di un certo spessore. Eppure vinciamo, e battiamo i migliori, i poveri inglesi. Spiega il il presidente della Federazione Cricket Italiana, Fabio Marabini.

«Il Covid ha limitato le nostre possibilità di scelta, non è ancora la nazionale che avremmo voluto e potuto mettere in campo, sicuramente è la migliore possibile al momento. Del resto condividiamo gli stessi problemi con le altre nazioni anche se forse gli altri hanno avuto modo di prepararsi meglio. Siamo arrivati qui e non ci nascondiamo. Nessuno degli avversari non è alla nostra portata, nessuno di loro non è già stato battuto recentemente, quindi dobbiamo andare a giocarcela a viso aperto, senza timori reverenziali». Come se la sentisse. Oh no, not you again. ..

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