Il dolore
Sheriff, una favola nata sull’isola che non c’è capace di battere il Real Madrid
Le origini di questa squadra sono in Transnistria, territorio tra la Moldavia e l'Ucraina. Per l'Uefa i suoi calciatori sono moldavi, ma guai a dirlo loro. Sheriff, ecco la sua storia
Per l’Uefa sono moldavi. Guai a dirlo a loro: quelli con la stella sulla maglia vi guarderanno in cagnesco. Loro, dal 1990, si sentono abitanti della Transnistria, stretta lingua di terra tra Moldavia e Ucraina. Hanno dichiarato la propria indipendenza, credono ancora nel socialismo reale e si guardano bene dall’abbattere le statue di Lenin, e l’Onu non li ha mai riconosciuti. Tantomeno il governo europeo del calcio: loro giocano nel campionato moldavo che vincono ormai a mani basse, ma soprattutto si sono affacciati alla Champions, dopo essere sopravvissuti a quattro turni preliminari. Quando lo Sheriff, quelli con la stella che fa tanto western sulla maglia, sono stati inseriti nel girone con Real Madrid, Inter e Shakhtar il sorriso è comparso sul volto dei dirigenti: troppo felici, si pensava, pregustano già l’incasso, ne prenderanno un sacco ma vuoi mettere la soddisfazione. Non è andata così: secco 2-0 ai cugini ucraini di De Zerbi, ma soprattutto il clamoroso sacco del Bernabeu, 2-1 nel tempio del calcio mondiale, dove l’ultima delle riserve guadagna quanto tutta la squadra dalla maglia nera. Solo il calcio sa raccontare queste favole.
Ma torniamo alla Transnistria, dove questa storia sportiva e non solo è iniziata. Nel 1990 il 90% della popolazione della regione vota per l’indipendenza. Furono anni di guerre, scontri sanguinosi, con la Russia sullo sfondo a cercare di controllare la situazione. Nel 1996 la Transnistria divenne indipendente, ma senza mai entrare nelle grazie dell’Onu: non ci incantate, voi siete moldavi e stop. La regione resta profondamente russofila e ancorata alla nostalgia del socialismo reale: preserva falce e martello sulla bandiera, canta un proprio inno e ha una moneta propria: il rublo transnistriano. Il club calcistico di Tiraspol, la capitale, venne fondato nel 1993 da alcuni agenti del Kgb, per dire il clima. La società appartiene alla holding Sheriff, potenza dominante nella regione. Una specie di piovra dai mille tentacoli, capeggiata dal figlio dell’ex presidente della Transnistria, Igor Smirnov. Gestisce quasi tutto: i centri commerciali, edilizia residenziale, e soprattutto il calcio. 19 campionati vinti (dei quali 10 consecutivamente dal 2000 al 2009), 10 successi in Coppa di Moldavia e 7 in Supercoppa di Moldavia. Secondo alcune fonti finanziarie, la holding conta un fatturato da 6 miliardi di dollari: più di metà del pil dell’intera Moldavia, sei volte quello della Transnistria.
Al Bernabeu ha vinto una squadra che il termini di rosa vale meno dell’Ascoli, tanto per fare un esempio. 12 milioni la stima complessiva dei cartellini, quanto guadagna in una stagione Eden Hazard, una delle tante star del Real umiliato.
Inutile dire che anche lo stadio di Tiraspol dove arriveranno Inter e Real Madrid appartiene alla potentissima holding della stella. L’impianto fu inaugurato nel 2002 e ha 13. 460 posti a sedere: sorge nel centro sportivo (che, come quasi tutto da queste parti, si chiama Sheriff) con otto campi di allenamento, appartamenti, hotel a cinque stelle, campus per i ragazzi delle giovanili.
Fino a qualche anno fa i giocatori dovevano essere rigorosamente moldavi. Poi i confini sono crollati e a Tiraspol è nato un patchwork incredibile di razze e nazioni. I giocatori dalla maglia nera arrivano da mezzo mondo: brasiliani, sloveni, slovacchi, maliani, peruviani, bosniaci, greci ma anche da Lussemburgo (è il caso di Sebastien Thill, che ha condannato Ancelotti all’89’ con un grandissimo sinistro), Malawi, Guinea, Trinidad.
Il giocatore più quotato è Frank Castagneda, centravanti colombiano il cui valore si aggira intorno al milione di euro. In Italia con quella cifra puoi acquistare un dignitoso attaccante di serie C, non certo nell’isola che non c’è, dove si guardano ancora le statue di Stalin e le bandiere con la falce e il martello.
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