Sicurezza
Nba, protocollo duro per gli atleti non vaccinati Distanti in campo e fuori
NEW YORK. La Nba sta mettendo a punto un protocollo sanitario molto rigido per i cestisti non vaccinati. I giocatori che non vogliono immunizzarsi rappresentano circa il 10% del totale e saranno soggetti alle stesse restrizioni in vigore per gran parte della passata stagione, prima del vaccino. Dovranno sottoporsi a test quotidiani durante le giornate di allenamento, di viaggio e delle partite a differenza del personale vaccinato e cosiddetto di “livello 1”, cioè allenatori e staff che lavorano regolarmente a meno di 4, 5 metri di giocatori e arbitri. Il personale di livello 1, a differenza dei giocatori, è obbligato a vaccinarsi. I giocatori vaccinati e lo staff di livello 1 saranno testati solo se mostrano sintomi, se risultano contatti di positivi o su richiesta di personale medico. Inoltre alle persone non vaccinate sarà vietato mangiare nella stessa stanza di un altro giocatore o membro dello staff di livello 1 e dovranno stare ad almeno due metri da qualsiasi altra persona. A loro verrà assegnato un armadietto il più lontano possibile da quelli degli altri compagni di squadra. Il tema vaccinazione è al centro del dibattito in Nba e riguarda una cinquantina di giocatori tra cui le stelle Kyrie Irving (Brooklyn) e Bradley Beal (Washington) . A lungo scettico, LeBron James, superstar dei Lakers, ha rivelato di essere stato vaccinato rifiutandosi però di incoraggiare le persone a fare lo stesso.
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