Sicurezza
Agnelli non si è arreso: «Il calcio si salverà solo con la Superlega»
Il numero uno bianconero rilancia la sua idea bocciata dai club e dall’Uefa «Controllo dei costi e meritocrazia sportiva: dobbiamo parlarne ancora»
TORINO. La Superlega è morta e sepolta? Non secondo Andrea Agnelli, che del progetto del super-torneo europeo è stato il promotore insieme a Real e Barcellona. Ieri il presidente della Juventus ne ha parlato ancora una volta in una lettera inviata agli azionisti della Juventus. Secondo Agnelli «la Superlega ha nelle sue regolamentazioni tre valori essenziali per la stabilità dell’industria calcistica. Questi valori – scrive – sono un nuovo framework condiviso per il controllo dei costi, che contribuisca, contrariamente a quanto affermato anche in sedi autorevoli, all’equilibrio competitivo delle competizioni; un forte impegno alla solidarietà e alla mutualità; la centralità delle prestazioni dei club nelle competizioni europee e del contributo di questi allo sviluppo dei talenti come elementi fondanti di un nuovo concetto di meritocrazia sportiva. In sintesi – prosegue il numero uno della società bianconera – un nuovo paradigma meritocratico ed un ritorno ai fondamentali: controllo dei costi e trasparenza, con tre categorie di stakeholder al centro del progetto: tifosi, che dettano la domanda del prodotto; calciatori, i protagonisti degli spettacoli, sia per le competizioni dei club che delle nazionali; investitori, che assumono tutto il rischio imprenditoriale dell’industria calcistica. Un nuovo paradigma che il calcio non può continuare a trascurare – sottolinea Andrea Agnelli – e sulla base dei quali il dialogo politico dovrà riprendere». Secondo Agnelli «gli stadi vuoti per quasi due anni sono il simbolo di quanto è successo e la loro riapertura non deve distrarre dai limiti che il calcio ha palesato crudamente, mettendo a nudo tutte le proprie debolezze strutturali. Il calcio, abituato nell’ultimo ventennio a crescere in doppia cifra in modo totalmente inelastico rispetto a tutte le crisi che hanno colpito l’economia e la società, ha sviluppato al proprio interno un’eccessiva fiducia che si è tradotta in un’eccessiva confidenza con il rischio. La crisi ha, inoltre, interrotto la costante crescita del valore complessivo delle transazioni per l’acquisizione e cessione delle prestazioni dei calciatori (circa -50% nel 2021) , che per molti club erano diventate una componente rilevante del modello di business per mitigare il rischio sportivo, che nella nostra industria coincide con il rischio economico-finanziario».
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