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Juventus, non sempre decidono i singoli

Enzo Bucchioni
Juventus, non sempre decidono i singoli

I bianconeri non hanno più quella decina di giocatori straordinari di una volta, bravi e di grande personalità: così tutto diventa più complicato

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Vincere aiuta a vincere è una delle tante banalità che accompagnano il calcio e se siete d’accordo possiamo applicarla anche alla Juventus che dopo aver battuto lo Spezia ha superato pure la Sampdoria. Bene. Se analizzo, però, le prestazioni tutt’altro che brillanti, mi viene un dubbio: vincere soffrendo vale lo stesso? Credo proprio di no. La Juventus non è ancora una Juventus vera, fa una fatica tremenda a diventare squadra e nessuno si illuda per questi sei punti, utili soltanto a tamponare la crisi, a mascherare i difetti e, se volete ragionare come Allegri, “a tirarti fuori dalla zona salvezza”.

Questa è la cruda realtà. E la Juve che passa il convento del campionato è ben lontana dalla sua storia, ma anche dal suo organico e dai pronostici che la volevano protagonista per lo scudetto e dintorni. I problemi sono ancora intatti e se qualche dirigente s’era illuso che il ritorno di Allegri Due, la vendetta, avrebbe aggiustato le cose automaticamente, forse c’è rimasto male. Ci vuole tempo. Forse ci vorrebbero anche altri giocatori.

Tanto per mettere a fuoco qualcosa di concreto, vogliamo parlare della difesa, la specialità della casa? Due gol anche dalla Samp, e con questi fanno dieci in sei partite. Come il Venezia, tanto per capirci. Ma la cosa più preoccupante è un’altra, per il calcio che ha in testa Allegri non ci sono gli interpreti giusti. Allora chiedo: è giusto cercare di snaturare Chiesa, tanto per fare un esempio, e costringerlo a non giocare come sa, con quegli strappi che squarciano le difese, perché altera l’equilibrio di squadra?

Forse sarebbe meglio assecondarlo e farne un valore assoluto come è successo con Mancini in Nazionale. Il problema vero è che questa squadra non ha un gioco organizzato e non lo avrà mai.

Il calcio di Allegri è basato sui singoli e lui è sempre stato bravo a metterli assieme creando equilibrio. Perché ora fa più fatica? Perché la Juve non ha più quella decina di giocatori straordinari di una volta, bravi e di grande personalità, così tutto diventa più complicato: i giovani come Chiesa e Kulusevski, ma anche Locatelli e De Light sono abituati a giocare un calcio diverso. In più c’è anche un pizzico di sfortuna se perdi Dybala, l’unico sul quale potresti ricostruire la Juve. Ieri, in effetti, i primi quindici minuti sono stati i migliori di inizio stagione.

Con due ali vere (Chiesa e Bernardeschi) e due centrocampisti ben assortiti (Locatelli e Bentancur), in fase di possesso i bianconeri giocavano il 4-2-3-1 con Dybala dietro a Morata. Non a caso l’argentino s’è trovato nel posto giusto per far gol. La sua uscita ha confuso le idee e la scelta di Kulusevski, seconda punta che non è, ha fatto riaffiorare dubbi e difetti. I gol sono stati casuali, frutto di errori degli avversari.

Qualcuno dirà che comunque la Juve ha recuperato due punti all’Inter, ma avete visto come gioca la squadra di Inzaghi? E poi i nerazzurri affrontavano l’Atalanta che è tornata ad essere vera.

Insomma, se la domanda è “la Juve può tornare in corsa-scudetto?” la risposta per ora è no. Nonostante due vittorie. Troppe squadre sono più avanti e una in particolare, quel Milan che forse davvero ha perso un’occasione pareggiando a Torino, quella era una partita da vincere.

Ma il Milan dalla sua ha comunque il gioco e un organico più equilibrato e razionale, costruito da Maldini e Massaro, quelli che potrebbero diventare per il Milan i Marotta e i Paratici del bel tempo che fu e che oggi ai bianconeri mancano tremendamente.

Intanto Spalletti fa sei su sei, mostrando al mondo il suo Napoli, bello e adesso possibile. Non parliamo di fuga, è presto, ma di allungo sì, e la concorrenza si deve attrezzare perché questi giocano davvero bene, segnano e vincono.

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