La manifestazione
Alaphilippe balla sul mondo
Il francese si conferma campione iridato nelle Fiandre. Gli azzurri fanno la corsa ma nel finale si fanno sorprendere
LEUVEN. D’Artagnan colpisce ancora. Dopo il trionfo ottenuto lo scorso anno a Imola, il francese Julian Alaphilippe si è confermato campione del mondo a Lovanio/Leuven, in Belgio. Quasi identico il copione prescelto per centrare la quarantunesima vittoria – la quarta del 2021 dopo una tappa alla Tirreno-Adriatico, la prima tappa al Tour de France con relativa maglia gialla e la Freccia Vallone – di una carriera professionistica iniziata nel 2013: tre, quattro attacchi violenti su dislivelli impegnativi e che alla fine stroncano la resistenza degli avversari, prima di percorrere in solitaria la ventina di chilometri mancanti al traguardo finale.
“Lulu” (altro soprannome utilizzato per il campione transalpino dalla sua compagna, l’ex-ciclista, Marion Rousseau) si conferma asso delle gare in linea. A Leuven si è giovato dell’ottimo lavoro svolto dal ct che lo ha guidato negli ultimi due anni alla conquista della maglia iridata, quel Thomas Voeckler che con lui condivide lo strano modo di stare in bicicletta, pieno di smorfie simili a tic. Dopo l’arrivo Alaphilippe ha rivolto una dedica al vetriolo ai tifosi belgi: «Mi hanno fatto oggetto di vergognosi epiteti per tutta la gara e perciò la mia vittoria la dedico alla loro maleducazione». Mondiale bellissimo, combattuto fino all’estremo, con media oraria da spavento. Merito del team belga che, dopo una sfuriata iniziale di un plotoncino di 8 volenterosi, lancia all’attacco il “bimbo terribile” Remco Evenepoel, ben spalleggiato da 14 altri concorrenti tra i quali figurano clienti pericolosi come Roglic, Tratnik, Swift e Haas. Contemporaneamente ecco la svolta sfortunata per gli azzurri, mentre sono intenti a rifornirsi in coda al gruppo attorno all’80° chilometro di gara, Ballerini e Trentin restano infatti vittime di una caduta che in seguito li obbligherà al ritiro. Così, senza nessun italiano davanti, gli uomini di Cassani si devono immolare, in particolare il generoso e dolorante Trentin, in una rincorsa assai dispendiosa ma alla fine efficace. Ai meno 90 Evenepoel ci riprova insieme ad altri otto concorrenti, ma stavolta il nostro, ottimo, Bagioli non si fa sorprendere. L’azione dei nove battistrada si esaurisce attorno al 60° chilometro, quando si forma al comando un gruppo di 17 atleti, con i belgi aggrappati a un generosissimo Evenepoel, ieri gregario perfetto di Van Aert e Stuyven.
Tra i primi anche Colbrelli, Nizzolo, Alaphilippe, l’inesauribile Bagioli, Mohoric, Pidcock, l’enigmatico Van Der Poel e il danese Valgren, trionfatore nei giorni scorsi a Peccioli e nel Giro della Toscana. Ai meno 40 sale però in cattedra Alaphilippe che piazza in successione quattro scatti micidiali, letali per il gruppo dei battistrada. L’ultima rasoiata, sul Muro di Sant’Antonio a 18 km dall’arrivo, segna la disfatta definitiva di Van Aert & C e il trionfo iridato-bis del francese. Belgi con un voto pessimo in pagella eccettuato Evenepoel, che ha subito voluto smentire le acidule sentenze di Merckx. Bene ma senza fortuna e senza gambe nel finale l’Italia, con Colbrelli solo decimo ma con un ottimo Bagioli. Squadra numero uno della giornata sicuramente la Francia, che non è stata soltanto Alaphilippe. Ha vinto anche la gente del Belgio, un milione di persone sul percorso, a testimonianza che nelle Fiandre il ciclismo è sempre lo sport numero uno.
Una consolazione: dopo gli Europei, l’Italia è la prima nazione anche nel medagliere dei mondiali, con 3 ori e 1 bronzo, seguita dalla Danimarca con 2 ori e 1 bronzo e dall’Olanda (1-3-2).
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