Sicurezza
Ci hanno tolto tutto, anche le maglie del cuore
Biscioni, geometrie discutibili e colori che prendono a schiaffi la tradizione: come mangiare gli spaghetti con l’insalata
Alessandra Vivoli
Se c’è una cosa che a noi italiani non dovete toccare, ed è un punto di orgoglio, non un cliché, sono gli spaghetti. E la squadra di calcio del cuore.
Sì, un buon piatto di spaghetti al pomodoro possiamo proprio vantarci che, in Italia, si mangia al dente e con la giusta acidità da Cuneo a Palermo. E nelle trattorie, mica nei ristoranti gourmet. Quando capita, in ristoranti alla moda nel mondo, da New York a Parigi, di vedere la nostra pastasciutta servita a fianco dell’insalata (quando va bene) o come contorno della cotoletta, ebbè il Nando Mericoni che è in noi insorge e il suo intramontabile “maccarone (ma va bene pure spaghetto) mi hai provocato e mò te magno” ci porterebbe a entrare in cucina e questionare con gli chef di turno.
Dalla cucina al pallone, un’altra grande passione. E se abbiamo accettato (giocoforza) che gli uomini bandiera non esistano quasi più, e che si sia potuto pure pensare a creare un campionato per pochi eletti (cancellando con un colpo di spugna anni e anni di oratorio, di ginocchia sbucciate e di piccoli miracoli come il Leicester di Ranieri) non chiedeteci di digerire anche le nuove maglie della serie A.
Perché la moda, che strizzi l’occhio al vintage o che abbia malaugurate derive come quel biscione che segue sinuoso tutta la casacca dell’Inter, non ci piace. Già si comprende a fatica lo stile a bordo campo di Diletta Leotta che riesce a pennellarsi addosso pure il trench sotto la pioggia battente e in barba alla comodità sceglie sempre dei jeans che starebbero comodi a una dodicenne, ma lei è un bel vedere e poi non è un terzino di fascia (speriamo che la nonna della giornalista non ce ne voglia per questo inciso) .
Insomma, tornando a noi e passando dal bordo al centrocampo. No, le maglie moderne non le vogliamo vedere. Perché ci confondono, perché non sono nemmeno belle. E perché, al di là degli sponsor e degli stilisti che le hanno pensate, non sono nemmeno “televisive”, ma soltanto dedicate ai ricchissimi mercati orientali. Prendete quella della Juventus nella partita di Spezia: ma che senso ha quella maglia giallo evidenziatore con segmenti blu dalle discutibili forme geometriche: cosa c’entra con il bianconero, con la tradizione? Difficile che i tifosi abbiamo gradito, come la terza maglia del Milan che si è consegnata mani e piedi alla potenza dello sponsor, con tanti saluti alle strisce rossonere che hanno fatto la leggenda del club. Roba da mal di testa, insomma: semmai fatecelo venire a suon di gol, magari con qualche arrabbiatura di troppo.
Ma, per favore, non per le maglie che sembrano proprio come quegli spaghetti serviti a New York. Con l’insalata e la cotoletta.
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