Attenzione
Fiorentina, per mezz’ora sei stata la perfezione
Calcio moderno, velocissimo, totale: ecco il marchio di Italiano. Che deve ancora lavorare, ma la strada è segnata
ENZO BUCCHIONI
Quel che resta di una sconfitta è il grande tema che accompagna la Fiorentina di Vincenzo Italiano dopo i tre gol presi dall’Inter. E se volete sapere subito la mia, tanto per andare al sodo, per me resta molto. Anzi, moltissimo.
Ma sappiamo bene com’è fatto il circo del calcio italiano, risultatista e superficiale come pochi, al punto che per quella appena ribattezzata squadra rivelazione della stagione, già ieri suonavano le note di “la musica è finita…”. E qualcuno titolava “I viola sono tornati sulla terra”. Errore, direbbe Alberto Sordi. Clamoroso errore.
Voglio esagerare, ora divento provocatorio: i primi trenta minuti della Fiorentina con l’Inter sono stati un saggio di grande calcio, forse il più bello visto in Italia dai tempi non lontani del Napoli di Sarri.
Apriamo pure il dibattito, ma l’intensità e il ritmo, il pressing nella metà campo avversaria, i raddoppi di marcatura, la chiusura delle linee di passaggio, i cambi di fronte in quella folle, straordinaria mezz’ora sono un bagaglio da grande squadra moderna. Qualcuno obietterà che le partite durano novanta minuti e questo è vero, però quando sai giocare un calcio così vuol dire che lo hai acquisito, credi in quello che fai, hai messo basi solide sulle quali poter costruire la tua stagione. E la tua nuova storia.
La Fiorentina non è ancora una macchina perfetta e non è pronta, ha ancora molto da lavorare, deve imparare meglio a gestire le forze e controllare la partita con il palleggio, alcuni giocatori sono ancora indietro con la preparazione (Torreira, Odriozola e Nastasic in modo particolare), ma la strada intrapresa da Vincenzo Italiano e dalla sua Viola-band è segnata. Affascinante e coraggiosa allo stesso tempo.
Il tutto aumentato dal pensiero che l’anno scorso questa squadra, che come organico era più o meno la stessa, s’è salvata con difficoltà e l’altra sera giocava, va sempre ricordato, contro i campioni d’Italia.
Ricordate quanti punti separavano Inter e Fiorentina alla fine del campionato? Ve lo dico io: cinquantuno. Un divario enorme che in parte resta, ma che la Fiorentina sta colmando in fretta.
Senza le tre grandi parate di Handanovic, la prima mezz’ora sarebbe diventata un incubo anche per l’Inter, che s’è trovata stretta in una morsa, incapace di giocare per mancanza di spazio, sovrastata dal ritmo. Poi sono venute fuori le qualità tecniche e tattiche, l’esperienza e il cinismo della grande squadra, Simone Inzaghi s’è ripreso in mano la partita e l’ha vinta, ma quello squarcio di Fiorentina ha illuminato la serata e aperto l’orizzonte ai tifosi.
Dopo tre anni di sofferenza, Italiano sta cercando di riportare la formazione viola nella parte della classifica dove è sempre stata e dove deve stare, in poco tempo ha ridato alla tifoseria la gioia del calcio, del senso di appartenenza e dell’orgoglio. È retorica dire che Firenze città del bello ama anche il bel calcio?
No, trattasi di pura e semplice realtà. Ci vorrà ancora del tempo per convincere tutti, le radici del nostro vecchio caro “primo non prenderle, difesa e contropiede” fanno sempre presa e il nuovo a volte spaventa. In particolare Firenze ama discutere e dividersi su tutto, però il pensiero che la Viola possa diventare un laboratorio calcistico come lo era appunto il Napoli di Sarri o il Foggia di Zeman, tanto per dirne due, inorgoglisce tutti.
A cominciare dal presidente Commisso che s’è pure commosso. Italiano è il nuovo Sacchi? O il nuovo Conte? Non lo so, di sicuro ha il furore dentro e alla squadra ha già detto che “certe sconfitte aiutano a crescere e sono mezze vittorie”.
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