Il Tirreno

Sport

Vittoria, quando il nome è una promessa «Strada, pista, crono: io voglio fare tutto»

Stefano Fiori
Vittoria, quando il nome è una promessa «Strada, pista, crono: io voglio fare tutto»

Guazzini, la Ganna alla toscana. «L’oro europeo è stato uno sballo, ma che emozione correre le classiche del Nord...»

3 MINUTI DI LETTURA





Stefano Fiori

Vent’anni, pratese di Poggio a Caiano, nata a Pontedera e con nonni di Peccioli, Vittoria aveva evidentemente il ciclismo nel proprio destino. La medaglia d’oro vinta nella prova a cronometro Under 23 ai recenti campionati europei di Trento le ha garantito quella notorietà che finora non aveva ancora avuto, nonostante le numerose vittorie.

Ci può dare una definizione del suo carattere?

«Sono una persona un po’... agitata, impulsiva ma che sa valutare i dettagli nelle situazioni importanti. La calma non è certo una mia caratteristica».

Cosa le è rimasto della medaglia d’oro nella crono vinta a Trento?

«Una grande soddisfazione e il ricordo di avere guardato subito, una volta tagliato il traguardo, dall’altra parte della strada dove c’erano i genitori e gli zii. La notte avevo dormito poco e male ma dopo le prime pedalate ho sentito che la gamba c’era. Le gare a cronometro non si possono mai definire facili, poiché si taglia il traguardo dopo avere dato veramente tutto».

Quali sono stati finora i suoi trionfi più belli?

«Gli europei di Brno 2018 e soprattutto quello di Trento, anche perché avevo delle extra motivazioni, volevo vincere assolutamente e riuscirci in casa vale il doppio. Poi non dimentico la settimana iridata ad Aigle, la sede svizzera dell’Uci: sette giorni pazzeschi, con pioggia di medaglie su pista e anche cadute».

Lei è forte in ogni specialità: crono, strada e pista: quale delle tre preferisce?

«Le metto tutte sullo stesso piano, non vorrei rinunciare a nessuna. Della pista adoro le velocità che si raggiungono, delle crono il fatto che sei sola e non ti puoi nascondere e poi la strada, beh, è sempre la strada, la specialità regina nel ciclismo». Ma il ciclismo è tuttora uno sport maschilista?

«Non più, le cose stanno cambiando e il ciclismo femminile sta facendo dei grossi passi avanti. Del resto fatica e sacrifici sono gli stessi».

Il suo gruppo preferito, lo ha detto in più occasioni, sono i Coldplay: può indicare delle loro canzoni come colonna sonora delle sue prestazioni sportive?

«Clocks, ovviamente per accompagnare le cronometro, Paradise quando sali sul podio e ti consegnano una medaglia, magari d’oro e Viva la Vida per il mio modo di essere e di interpretare lo sport».

Nel 2019 ha partecipato per la prima volta a due Classiche Monumento come il Giro delle Fiandre e la Liegi-Bastogne-Liegi.

«Un’esperienza stupenda in due gare che fino ad allora avevo seguito solo alla Tv. Il Fiandre non lo dimenticherò mai, sui muri finali, nonostante fossi in ritardo, una marea di tifosi mi applaudiva e mi incitava come se fossi stata al comando. La Liegi di quell’anno è stata epica, con pioggia gelata fin dal primo chilometro».

Olimpiadi di Tokyo, sesta classificata nell’inseguimento a squadre: bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

«Bicchiere mezzo pieno. Siamo tutte molto giovani e questa è stata un’esperienza preziosa in funzione delle prossime Olimpiadi di Parigi».

Immagini e momenti rimasti nel cuore delle Olimpiadi in Giappone?

«Quando sono scesa in pista per disputare le qualifiche dell’inseguimento mi sono resa conto di essere alle Olimpiadi. Di solito sono molto ansiosa prima delle gare, ma in quel momento non vedevo l’ora di prendere il via. Indimenticabile è stato l’oro vinto dai ragazzi dell’inseguimento a squadre, ho perso la voce da quanto ho urlato».

Ha un idolo nel ciclismo?

«Mi piacevano Contador e Cancellara».

Segue altri sport?

«Il nuoto, i tuffi e il calcio: tifo Juve».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web