Il Tirreno

Sport

l'addio

Romano Fogli, l’ultimo eroe di Bologna: «Meritava molto di più»

Luca Tronchetti
Romano fogli (primo da destra)
◗
Romano fogli (primo da destra)

Romano Fogli era un mediano vero, dal tocco vellutato, capace all’occorrenza di coprire e impostare, di cantare e di portare la croce. Ecco i ricordi di Lodetti, Malatrasi e Gianfranco Matteoli 

5 MINUTI DI LETTURA





L’ultimo angelo di quel Bologna che giocava come in Paradiso ieri ha raggiunto i suoi leggendari compagni di squadra che il 7 giugno 1964 conquistarono l’ultimo tricolore rossoblù superando per 2-0, in un Olimpico strapieno, la grande Inter del Mago Herrera. Il protagonista di questa storica impresa fu proprio lui: Romano Fogli, mediano vero dal tocco vellutato, capace all’occorrenza di coprire e impostare, di cantare e di portare la croce. Suo il primo gol su calcio di punizione deviato in barriera da Giacinto «Magno» Facchetti quel tanto che basta per ingannare l’emiliano Giuliano Sarti, suo l’assist pennellato che raggiungere Harald «Dondolo» Nielsen nell’attimo in cui lascia sul posto il gladiatore Aristide Guarneri e gonfia la rete regalando uno scudetto che adesso manca da 57 anni. Quella magica squadra adesso si è ricongiunta. Manca soltanto Bruno Capra, oggi 84 anni, una riserva di quel Bologna stellare che proprio in quella partita-spareggio il grande Fulvio Bernardini mise in campo scompaginando i piani dei nerazzurri.

Ma «Romanino», come lo chiamavano affettuosamente compagni, avversari e tifosi, scomparso ieri a 83 anni, non è stato solo un’icona rossoblù. Ha vinto una Coppa dei Campioni e una Intercontinentale con il Milan del Paron, ha giocato 13 partite con la maglia azzurra disputando la partita della vergogna ai mondiali del 1966 quando l’Italia venne sconfitta dai «ridolini» coreani con una rete dello pseudo dentista Pak Do Ik. E da allenatore ha scoperto nel settore giovanile rossoblù un tale Roberto Mancini, consigliandone il debutto a Tarcisio Burgnich, è stato il secondo del suo grande amico Giovanni Trapattoni nell’avventura mondiale del 2002 e nella Fiorentina che arrivò vicino allo scudetto nel 1999.

LE ORIGINI

Prima di approdare in A parte dalla squadra del suo paese, il Santa Maria a Monte, in provincia di Pisa, giocando quindicenne in Prima categoria la domenica mentre dal lunedì al venerdì lavora come operaio in un’officina.

Il grande calcio lo scopre grazie a un campione degli anni Trenta e Quaranta: il lucchese Danilo Michelini. Lo porta a giocare a Firenze in un’amichevole con la Nazionale Juniores diretta da Giuseppe Meazza e composta da ragazzi dei vivai di serie A. Quarantacinque minuti al fosforo: intelligenza tattica, polmoni d’acciaio, classe sopraffina. Alla fine un gran gol al volo e la settimana dopo il Torino che lo chiama con i genitori che vanno a firmare al Filadelfia il suo passaggio in granata.

GLI AMICI DEL MILAN

Giovanni «Basleta» Lodetti, 79 anni, amico vero e leale nei due anni (1968-70) in cui il Milan di Nereo Rocco era sul tetto del mondo, non ci crede: «Che brutto scherzo che mi hai fatto amico mio. Quindici giorni fa parlavo al telefono con il figlio Mirko (qualche presenza in A e B con Bologna e Reggiana)e mi ero ripromesso di passare a trovarlo. Mi aveva detto che non stava bene, ma a tutti noi aveva tenuto nascosta la malattia che lo aveva colpito quattro anni fa. Le nostre mogli sono grandi amiche. Si sa, quando sono contente le mogli anche tra i mariti c’è feeling. Era impossibile non andare d’accordo con Fogli. Un campione arrivato in punta di piedi nello spogliatoio del Milan, ma in grado di legare con tutti per quel carattere allegro, solare e incline allo scherzo e alla battuta». E scatta l’aneddoto: 22 ottobre 1969, Buenos Aires, la “partita insanguinata” contro l’Estudiantes della Coppa Intercontinentale: «Avevamo vinto 3-0 a Milano, ma quelli ci aspettavano per accopparci. Passiamo in vantaggio con Rivera, ma loro ogni volta che prendevano la palla ci mollavano cazzotti, sputi o entravano sulle caviglie. Vedo Fogli che all’ennesima entrata killer parte da metà campo gridando “Ci penso io”. Voleva vendicare i compagni. Allora lo fermo e gli urlo: “Romanino, ma dove vai, stai in zona che quelli ti menano”. Alla fine, io mi presi un cazzotto alla schiena, e lui una botta sulla coscia. E al triplice fischio ci abbracciamo felici». Con Rocco andava d’accordo sino al momento in cui il Paron non annunciava la formazione: «Sino a sabato Fogli era sempre titolare, poi la domenica spesso finiva in panchina. Veniva da me e si lamentava: “Quello non mi fa mai giocare”. Io a dirgli di portare pazienza e lui di rimando: “Intanto però questa partita è andata”». Saul Malatrasi, 83 anni, l’unico giocatore italiano ad aver vinto con Milan e Inter lo scudetto, la Coppa dei Campione e l’Intercontinentale, ricorda quando nella semifinale a San Siro nel 1969 contro il Manchester si alzò dalla panchina per sostituire l’infortunato Rivera: «Giocò meglio dell’Abatino. Aveva un’eleganza innata: alzava la testa e sapeva sempre dove mettere la palla. Cervello e classe. Meritava molto di più». La carriera di Malatrasi è legata a quella di Fogli. «Carniglia, tecnico del Bologna, mi voleva e mi portò in ritiro con la squadra in Messico. Dormivo in camera con Romano e diventammo amici. Quanti scherzi. Gli piacevano le auto ed era appassionato di ciclismo, acceso tifoso di Coppi. Poi l’affare saltò e due anni dopo me lo trovai nello spogliatoio del Milan. “Che ci fai da queste parti?” e lui “Sono venuti per farvi vincere”». Commosso Gianfranco Matteoli, suo calciatore nella Reggiana che vinse il campionato di serie C nella stagione 1980-81: «Ci sentivamo spesso al telefono. Una persona fantastica. Perché prima del tecnico c’era l’uomo. Nelle due stagioni a Reggio sdrammatizzava sempre. Ricordo che in ritiro, dopo le faticose sedute, ci aspettava in albergo per farci i gavettoni. Alla fine degli allenamenti lui si metteva in mezzo all’area di rigore e ci faceva crossare riuscendo sempre a calciare in porta al volo. Restavamo sbigottiti di fronte a tanta coordinazione nei movimenti. Con Romano se ne va una parte della mia gioventù».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa