Il Tirreno

Sport

Gravina si sta arrabbiando: è guerra con Trentalange sul ritorno di Bergamo

MICHELE SPIEZIA
Gabriele Gravina
◗
Gabriele Gravina

Gli scenari e le circostanze che irritano il presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Tutto nasce dallo strappo con l’ex arbitro, a capo dell’Associazione dei direttori di gara 

7 MINUTI DI LETTURA





Il giorno di San Valentino è lontano. Sette mesi, eppure pare una vita. È già tutto finito. Tutto a pezzi, tutto alle spalle. Si sentono ancora le minacce. Chi c’era nel Salone del Coni a Roma ha ascoltato. Dicono che l’abbronzato Gabriele Gravina fosse nero. «Trentalange e l’Aia hanno oltrepassato ogni misura. Sono stato tenuto all’oscuro su una cosa gravissima. L’ennesima, dopo una già lunga serie di figuracce e scelte sbagliate. È un affronto, risponderò come si deve. Basta. Ora gli tolgo la quota federale del 2%. Non avevano voluto votare alle elezioni? Bene, ora conteranno meno di zero. Voglio vedere cosa diranno alla base Trentalange e Baglioni. Li sbatto fuori dal consiglio federale». Uno sfogo durissimo, l’abbrivio di uno strappo istituzionale senza precedenti in centodieci anni di storia arbitrale accompagnato poi da una minaccia di commissariamento che potrebbe persino compiersi entro fine anno. Margini per ricucire non paiono esserci più. Adesso è tempo d’impugnazioni, revoche, annullamenti. Il prossimo consiglio federale potrebbe solo ratificare.

L’ORIGINE DEL CAOS

Scene di fine estate, nel Salone d’Onore del Coni a Roma. Tra i temi, la riforma dei campionati. Gravina preme, ha fretta: era la base delle tante (finora irrealizzate) promesse elettorali, rilanciata a luglio tra il mal di pancia della Lega A e caldeggiata nei pochi giorni di vacanza in Sardegna quando avrebbe incontrato e chissà se convinto Francesco Ghirelli e la sua tremebonda Lega Pro. Tra Gravina e arbitri il rapporto è saltato. Chat segrete, voti ritoccati, rimborsopoli/1 e rimborsopoli/2, rinvii a giudizio e inchieste della magistratura ordinaria. E poi troppa autonomia: in fondo l’Aia è pur sempre costola della Figc. E poi la goccia, quella pesante come un macigno: il reintegro nei quadri di Paolo Bergamo, per giunta a sua insaputa. Troppo. Gravina qui non s’è più tenuto e c’è chi sospetta che luogo e convitati fossero quelli ideali per manifestare insoddisfazione, rabbia, provvedimenti urgenti. Un modo secco per far capire che chi sbaglia, paga. Non aspettava altro. In fondo il vice-presidente Aia è considerato assai vicino alle posizioni di Sibilia, in fondo una tra tutte – la scelta di nominare Ramaglia presidente del Cra Campania a dir poco caldeggiata da Sibilia – mai è stata digerita dal presidente federale. L’ultimo strappo pare frattura insanabile. Uno sgarbo istituzionale, personale: così l’ha vissuto Gravina. Il reintegro di Bergamo non l’ha digerito, i modi poi: un affronto, un sotterfugio, un atto carbonaro. L’Aia sarebbe invece andata avanti a dispetto del parere (consultivo) del presidente di sezione.

IL CAMBIO DI REGOLE

Con un provvedimento non registrato sulla piattaforma ufficiale dell’associazione ma passato di sezione in sezione, di bocca in bocca, tra sconcerto e stupore: dopo 15 anni Paolo Bergamo tornava sotto la bandiera dell’Aia, sia pur come fuori ruolo, sia pur spifferi sostengano che in queste prime giornate le telefonate post-gara a componenti Can e arbitri non siano mancate. Di nuovo con la tessera, restituita nel lontano 2006 quando Calciopoli travolse anche lui in coppia con l’altro designatore, Gigi Pairetto. Anni dopo aveva chiesto il reintegro a Marcello Nicchi ma il corregionale aveva sempre rigettato la richiesta, definendola «non opportuna». E inattuabile da regolamento: la richiesta di reintegro possibile entro quattro anni dalle dimissioni. Almeno così prescriveva una norma del regolamento interno, almeno così fino a questa primavera. Perché il nuovo comitato nazionale – eletto il 14 febbraio insieme al presidente Trentalange – ha cambiato la norma, abolendo il limite temporale. Una norma di cui ha beneficiato anche Bergamo. Non solo lui.Gravina ha segnato ormai una linea netta di demarcazione, di separazione, di spaccatura. Pronto sino allo scontro definitivo, il motivo il “nemico” glielo ha servito su un piatto d’argento, come non approfittare: togliere il peso del 2% elettorale all’Aia, tenerla fuori dal consiglio federale e in questo caso Trentalange perderebbe il diritto di voto in consiglio federale al quale potrebbe partecipare solo da uditore. Trentalange cosa farà? Marcia indietro? O manterrà la posizione? Era arrivato con il vento del cambiamento. Adesso una tormenta minaccia la sua presidenza. Fuori dal consiglio federale, senza quel 2% elettorale. Pare quota insignificante, eppure nel 2016 l’usò Nicchi per consentire a Tavecchio di sconfiggere lo sfidante Abodi proprio sul rettilineo d’arrivo. Trentalange aveva appena ribaltato un sistema durato dodici anni, aveva sovvertito il pronostico, aveva stracciato l’avversario (193 voti contro 125), aveva costretto l’allora uscente presidente federale a far buon viso, in fondo persino le pietre sapevano che Gravina puntava ancora sul cavallo di casa, su Nicchi che correva addirittura per il quarto mandato. Era il 14 febbraio del 2021, sette giorni dopo si sarebbero tenute le elezioni Figc (vedi qui) e pure quel 2% di consenso nelle urne avrebbe potuto far comodo, all’uscente Gravina come allo sfidante Sibilia. Tirato e strattonato, Trentalange se ne uscì più o meno così: gli arbitri sono imparziali sul campo, e lo saranno anche davanti al seggio, non parteciperemo alla votazione ma saremo pronti a collaborare con chi uscirà vincente dalle urne federali. Il rieletto Gravina lo avrebbe annusato, nei primi mesi. Gli avrebbe lasciato campo (quasi) libero: l’apertura ai media, la designazione di Maria Marotta come primo arbitro donna in B, il doppio tesseramento degli Under 17. Pian piano però la convivenza avrebbe cominciato a registrare incomprensioni. Una raffica di nomine e di scelte non condivise, dalla parte federale lette come una resa dei conti interna all’Aia. Poi sarebbero spuntate le prime grane, molte però figlie della precedente gestione, alcune vomitate dall’interno quasi per mettere intralcio e imbarazzi.

I VOTI RITOCCATI

E ancora la vicenda dei voti ritoccati e la chat segreta oggetto di denuncia dei dismessi (dalla precedente Commissione Can sotto l’Aia di Nicchi) Baroni e Minelli, reintegrati però dal nuovo corso con una delibera non pubblicata sul sito dell’Aia ma girata tra le sezioni. L’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma. E poi le nomine ai Cra. Prima dell’estate, l’esplosione di Rimborsopoli/1 (condanne della Disciplinare Aia in primo grado a 16 mesi per Pasqua, 13 per La Penna e 13 per Ivan Robilotta oltre alle squalifiche per quattro assistenti, tutti ora attesi dal secondo grado di giudizio) seguita poi quaranta giorni dopo da Rimborsopoli/2: pizzicati Giacomelli e Massa, entrambi raggiunti da sanzioni lievi – un mese e mezzo a testa – e di nuovo in campo, ora curiosamente in B dirigono entrambi come anche il reintegrato Baroni e Abbatista, l’oggetto indiretto del ricorso proprio di Baroni e Minelli e la cui denuncia era partita dallo studio legale di Paolo Gallinelli a Firenze, lì dove nello stesso civico pare ci sia anche lo studio di qualche altro avvocato. Grane e inciuci inframezzati dalla deroga “salva” (anche) Calvarese (poi dimessosi) e dalla rivoluzione, nella Can A-B e alla Can C: tutta la catena rinnovata, dal capo della commissione ai componenti.

NOMI E RETROSCENA

A capo della Can A-B Trentalange avrebbe però voluto Domenico Messina, un big tenuto da troppo tempo in panca sia pur abbia quest’anno vinto il premio come miglior osservatore: alla Figc piaceva invece il profilo di Rocchi, già capo del progetto Var e passato invece sulla poltrona di Nicola Rizzoli, abilmente tiratosi via dalla mischia in attesa di evoluzioni. Alla fine l’avrebbe spuntata Gravina: dentro Rocchi, fuori Messina. Scomparso dalla lista dei collaboratori del procuratore capo Figc Giuseppe Chiné il sostituto procuratore Giampaolo Pinna, ex colonnello del Gico che aveva condotto le indagini arbitrali di questi ultimi tormentati mesi: pare che i fascicoli li avesse avocati il capo. Da qualche mese è invece in servizio a tempo pieno – l’ufficio in via Allegri è sullo stesso piano di quello dove opera il presidente federale – Francesco Meloni, nominato coordinatore “Operatività e servizi” Figc. Fino a febbraio era stato il segretario Aia, per anni il segretario dell’Aia di Nicchi. Gravina l’aveva voluto con sé a Londra, tra i pochi invitati sul palco – al suo fianco c’era anche Giancarlo Viglione – nella finale di Wembley. Mesi logoranti. Sette mesi d’inferno. E poi segnali d’insoddisfazione arrivano dalla Con, la nuova Commissione istituita da Trentalange. È quella che riunisce sotto la guida del piemontese Stella gli osservatori arbitrali, tutti riuniti dalla A alla C. Fino allo scorso anno la diaria era di 205 euro per gli osservatori di A e B, e 37 per quelli di Lega Pro. Diarie inalterate. Ora – è già successo – capita che un osservatore una domenica segua una partita di A o B e quella dopo una di C: sarebbe interessante conoscerne il grado di soddisfazione. Anche qui pare ci abbia messo lo zampino Gravina: la proposta Aia era stata di stabilire un’unica tariffa (150 euro per i 115 in organico) ma il presidente federale ha detto niet a Trentalange: i soldi li mette la federazione. Insufficienze – tante – invece si registrano nei voti agli arbitri di A e B. Fino allo scorso anno pare che la direttiva fosse di tenersi stretti nel range tra l’8.40 e l’8.60. Il nuovo corso ha invece (ri)stabilito che l’osservatore non possa non attenersi ai voti che partono dall’8.20 e arrivano all’8.70: nelle prime tre giornate di A e B sono fioccate copiose le insufficienze, gli 8.60 contati a stento sul palmo di una mano. In quelle di Gravina ora c’è il destino del mondo arbitrale. Sull’orlo del commissariamento.


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web