Attenzione
Inter e Milan: meno soldi ma più idee
I saggi dicono che i soldi nella vita non sono tutto, va a finire che il discorso vale anche per il pallone. Nell’estate di Messi e delle follie del Psg, dobbiamo infatti registrare anche un fenomeno nuovo e interessante: il saper fare le squadre senza soldi o quasi. L’arrangiarsi (in senso buono), la valorizzazione delle idee, tutte robe insolite per chi era abituato ad aprire il portafogli senza ritegno, a spendere per spendere e spesso dilapidare per dilapidare. Morale, il calcio ha stretto la cinghia e in alcuni casi l’ha stretta bene.
Inter e Milan sono due esempi. Entrambe le società milanesi in pratica sono in mano a fondi di investimento e questo forse è il comune denominatore della saggezza. La società rossonera appartiene a Elliott dal luglio del 2018, invece i nerazzurri dalla primavera scorsa sono nell’orbita di "Oaktree", fondo di Hong Kong, che ha prestato ai signori Zhang 275 milioni di euro da restituire con gli interessi nel giro di tre anni. Tutte situazioni che non consentono più di muoversi con i sistemi del calcio, ma hanno costretto a ragionare in maniera oculata, con grande attenzione ai bilanci, come in tutte le aziende che vogliono una gestione dal pareggio in sù. Un passaggio quasi epocale.
Quello che è successo lo sapete. Il Milan ha detto no a Calhanoglu e lo ha lasciato andar via per appena un milione di euro che nelle abitudini pallonare fino a ieri era quasi una mancia per il procuratore di turno. Ma anche le pretese di Donnarumma sono state rispedite a Raiola.
L’Inter ha venduto Lukaku e Hakimi, tutte cose che avrebbero potuto essere l’inizio della fine delle ambizioni. Lo temevano i tifosi, le contestazioni non sono mancate, salvo poi accorgersi a mercato chiuso che le due squadre, Inter e Milan, sono complessivamente più forti dell’anno scorso. Miracolo o rivoluzione? Direi miracolo del lavoro e rivoluzione culturale messe in piedi da Maldini e Massara da una parte, da Marotta e Ausilio dall’altra. I risultati dovranno poi confortare tutti, ma sulla carta l’obiettivo è centrato.
L’impresa più grossa è sicuramente quella di Marotta e Ausilio che hanno portato a casa plusvalenze e attivo di bilancio che consentono a Zhang di avere la liquidità necessaria per l’ordinaria amministrazione (stipendi etc) e per accantonare risorse per restituire la prima tranche da 100 milioni del prestito di Oaktree.
E in campo? L’Inter è complessivamente più forte. Lukaku, ovvio e banale, è uno degli attaccanti più forti d’Europa. L’idea di prendere Dzeko a due milioni, è stata però una grande risposta. Come giocatore (gol, tecnica, intelligenza tattica, carisma) per me Dzeko è superiore al belga. È vero che ha sette anni di più, ma nell’immediato il buco è stato tappato e l’attacco dell’Inter funziona. Al posto di Hakimi è arrivato Dumfries, nazionale olandese, caratteristiche simili e una garanzia. Calhanoglu a parametro zero è un colpo. L’investimento (30 milioni) è stato fatto su Correa, 27 anni, sempre sul punto di esplodere e per caratteristiche molto funzionale per Lautaro e Dzeko. Non basta, Marotta e Ausilio hanno già programmato il futuro come racconta radiomercato con gli svincolati Onana e Witsel che l’anno prossimo prenderanno il posto di Handanovic e Brozovic che potrebbe essere la prossima plusvalenza.
Anche Maldini e Massara che però hanno avuto un budget di spesa di una settantina di milioni, sono stati bravi a riscattare giovani (Tomori e Tonali) che potrebbero diventare valori economici assoluti, a immettere esperienza a basso costo (Giroud, Florenzi e Bakayoko), a sostituire il portiere con Maignan, e alla fine pure inventarsi Messias, scommessa con un senso tattico preciso. Un’idea, appunto.
Ma hanno seguito il nuovo corso anche altre società pur senza appartenere a fondi. La Fiorentina di Commisso potrebbe essere la rivelazione della stagione: ha fatto un ottimo mercato (Gonzalez, Torreira, Odriozola, Nastasic), tenuto i big (Vlahovic e Milenkovic) e chiuso in attivo. Questa è la strada.
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