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«Hai portato un bimbo?». Fu il debutto di Pogačar

stefano fiori
Vettori con Moser, al centro. Tadej Pogačar premiato alla coppa Diddi del 2014
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Vettori con Moser, al centro. Tadej Pogačar premiato alla coppa Diddi del 2014

Vettori, da 62 anni per la Coppa Diddi  

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La Coppa Dino Diddi è riservata alla categoria Allievi ininterrottamente dal 1948 ed è anche diventata anno dopo anno una delle corse ciclistiche più belle e seguite in Toscana, potendo vantare un cast di partecipanti internazionale e la costante di un pubblico delle grandi occasioni che segue regolarmente le fasi della prestigiosa competizione lungo il percorso e all’arrivo posto in via Roma ad Agliana. Roba da fare invidia a tante gare professionistiche.

Nonostante la sua tendenza a schernirsi, il “capintesta” della Coppa Diddi ha un nome e cognome: Franco Vettori, aglianese, cuore e anima operaia di questa gara, che ha saputo superare brillantemente le tenebre delle varie crisi economiche e del Covid.

«Le difficoltà non ci hanno mai spaventato – racconta Vettori – grazie anche a Claudio Taffini, dinamico e insostituibile presidente del gruppo sportivo e ai nostri altri collaboratori. La nostra forza sono il pubblico e i tanti sostenitori, la gara è entrata nel cuore degli aglianesi, così tanti di loro si sono appassionati e la seguono anche senza essere tifosi di ciclismo. Abbiamo poi avuto l’enorme fortuna di incontrare un sindaco come Luca Benesperi, grande appassionato di sport, che ci ha garantito un supporto eccezionale».

Franco Vettori ha “incontrato” la Coppa Diddi 62 anni fa, come accadde?

«Lo ricordo come fosse ora. Fu nel settembre del 1959, avevo 13 anni e all’arrivo della gara si impose allo sprint un certo Vito Cappellini nei confronti di Roberto Poggiali, che poi avrebbe avuto una grande carriera tra i professionisti. Tagliato il traguardo Poggiali scoppiò in un pianto dirotto poiché aveva “tirato” da solo nel finale, con Cappellini che lo pregava di non staccarlo promettendogli di lasciargli la vittoria in volata. Quella fu per me una folgorazione e da lì si può dire che venni arruolato da Amerigo Bartolozzi, il primo, indimenticabile patron della Coppa Diddi».

Che compito le aveva affidato ?

«In pratica quello di procurare ciclisti da iscrivere alla gara. Capitava così che, in compagnia di qualche amico, si partisse durante il fine settimana per andare a seguire la corse ciclistiche che si svolgevano in zone limitrofe, con lo scopo di contattare direttori sportivi e atleti da ingaggiare per la nostra corsa. Ricordo che una volta, a Vitolini dove vinse il livornese Roberto Ballini, sparì la mia Vespa, mezzo di locomozione insieme alle bici per le trasferte più lunghe. Fortunatamente poi la ritrovai»

Ma chi era Dino Diddi?

«Era nato a Montemurlo, in provincia di Prato, ma ha sempre abitato nella frazione di Ponte alla Trave, da dove parte tradizionalmente la Coppa Diddi. Richiamato alle armi affrontò la tragica ritirata di Russia nel secondo conflitto mondiale. Al ritorno ad Agliana, con un piede in cancrena, morì poco dopo e gli sportivi aglianesi vollero ricordarlo con questa gara»

La Coppa Diddi, agli inizi odorava davvero di sudore e di polvere?

«Furono dei periodi indimenticabili, nulla a che vedere con il ciclismo di oggi troppo spesso lontano dalla gente e disumanizzato. I concorrenti arrivavano ad Agliana da tutta Italia, con il treno o con autobus noleggiati, spesso fatiscenti. Le iscrizioni giungevano per posta o tramite telefonate che attendevamo con trepidazione. I partecipanti venivano poi ospitati per un paio di notti dalle famiglie aglianesi, che spesso contribuivano alla realizzazione della corsa con qualche elargizione. In definitiva i costi organizzativi erano molto limitati, nulla a che vedere con quanto accade oggi, quando ci troviamo di fronte a spese esorbitanti».

Compresa quella volta in cui vi multarono, 500 euro...

«È capitato anche di essere multati dal Comune di Montale per delle scritte pubblicitarie che avevamo lasciato sul suolo stradale in prossimità delle strisce pedonali. Fu scritto sul giornale, fummo costretti a pagare la multa».

Ci ricorda qualche campione che ha partecipato alla Diddi?

«Tanti. Pogačar che ha partecipato nel 2013 e 2014: quando lo vidi chiesi al diesse sloveno “Ma chi ci hai portato, un bambino? ”. poi Petrucci, Mohoric, Ciccone, Nibali, Ulissi, Bole, Bugno, Visconti, Viviani e Fondriest»

C’è un’edizione da dimenticare?

«Quella del 1966 quando vinse Romano Tumellero: sbagliammo strada e all’arrivo mi misi a piangere dalla rabbia».

La più bella?

«Sempre l’ultima. Inoltre tra le cose belle cito la solida amicizia nata con Francesco Moser, spesso presente ad Agliana, anche se il solo Moser che ha preso parte alla Coppa Diddi fu suo nipote Moreno».

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