Sicurezza
Il paradiso fiscale di Ronaldo Niente tasse sugli sponsor...
Alla Juve versava solo 100mila euro grazie al decreto del governo Gentiloni A Manchester neppure quelli, un privilegio per i Vip che dura sette anni
TORINO. Tra tanti avversari che hanno cercato di fermarlo, con le buone o con le cattive, ce n’è uno che Cristiano Ronaldo ha sempre particolarmente temuto: il fisco. Le tasse, pochissimo amate dai calciatori, figuriamoci da uno che siede su una montagna di euro, e che come Re Mida trasforma in oro tutto quello che tocca.
Nei tre anni torinesi, con la maglia della Juventus sulle spalle, CR7 non è stato particolarmente vessato dal fisco italiano. Anzi, ha goduto di un trattamento di favore, grazie alla Flat Tax introdotta dal governo Gentiloni (poi ribattezzata per l’appunto Ronaldo Tax): il campione portoghese ha pagato solo 100mila euro all’anno sui redditi provenienti dall’estero, ovvero tutte le sue milionarie sponsorizzazioni. Quasi niente, spiccioli di fronte al fatturato paragonabile quasi a quello di una multinazionale.
E adesso? Da quando ha preso il suo aereo privato ed ha lasciato Caselle, per ricongiungersi con il suo amato (ipse dixit) Manchester United, il privilegio fiscale per il fuoriclasse di Madeira automaticamente è decaduto. Ma il dribblin al fisco no, quello continuerà anche in Inghilterra. Eccome: nella Premier Ronaldo troverà un regime addirittura migliore: per i prossimi sette anni, zero tasse (nemmeno i 100mila euro) sui redditi stranieri. Il bonus va sotto il nome di «Res non Dom» e CR7 ne aveva già usufruito quando arrivò in Inghilterra nel 2003 per la prima volta, sbarcando dallo Sporting Lisbona. Grazie a un cavillo della legge, però, potrà avere il bis.
Era già tutto previsto, dunque? Dietro l’addio abbastanza frettoloso di CR7 alla Juve e all’Italia c’era un piano abilmente disegnato a tavolino dal suo procuratore Jorge Mendes e dallo stuolo di avvocati e commercialisti che curano gli affari della gallina dalle uova d’oro? Magari non è soltanto una questione di soldi, ma l’impressione è che gli affari c’entrino, eccome.
A proposito di tasse, l’altro fenomeno del calcio mondiale, Leo Messi, per tanti anni è stato uno dei principali contribuenti del fisco iberico, con circa 370 milioni di euro versati. Una parte di quest’altra cifra enorme corrisponde all’imposta sui redditi delle persone fisiche, la corrispettiva della nostra Irpef che in Spagna si chiama Irpf. Anche Messi dovrà pagarne tante, di tasse. Molte più del vecchio nemico CR7...
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