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L'Italia pareggia con la Bulgaria: dopo il caviale arriva la dieta

Gabriele Gravina, presidente della Federcalcio
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Gabriele Gravina, presidente della Federcalcio

L’Europeo è un ricordo, il calcio pensa alla riforma dei campionati. Dal 2024 solo 60 squadre prof, la serie C e la D saranno divise in due

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ROMA. Parola d’ordine, dimagrire. Rendere il sistema calcio più leggero e sostenibile, con 60 squadre professionistiche e le categorie minori a fare da serbatoio di talenti. Da anni si parla di riforma complessiva dei campionati e ora, anche sull’onda emotiva della vittoria agli Europei, il governo del calcio sembra aver rotto gli indugi. Il presidente federale Gabriele Gravina ha completato il progetto del calcio che verrà, un piano di lavoro che ben presto atterrerà sui tavoli del consiglio federale: un sistema più light, sostenibile, a partire dalla stagione 2024-25.

40 CLUB IN MENO

La bozza-Gravina prevede un ridimensionamento del calcio professionistico, che passerebbe da 100 a 60 società, rafforzando la tenuta economica del sistema. La Lega Pro cambierebbe radicalmente pelle e verrebbe divisa in due campionati: la serie C Elite e la Serie C “ordinaria”. Il professionismo coprirebbe quindi Serie A, Serie B e Serie C Elite, tre campionati composti da 20 squadre ciascuno. Le restanti 40 squadre di Lega Pro andrebbero a formare la nuova Serie C, composta da due gironi da 20 club e appartenente alla nuova categoria del semiprofessionismo. Nella medesima area confluirebbe anche la neonata Serie D Elite, un campionato da sole 54 società suddivise in tre gironi. La Serie D rimarrebbe invece nella futura categoria dilettanti nazionali che includerebbe 144 club.

NO AI PLAYOFF

Sul tema delle promozioni non sembrano contemplati playoff e playout per la promozione e la retrocessione dalla Serie A. Questione di calendario: la formula degli spareggi non dispiace, ma stenta a trovare posto nei calendari intasati dagli impegni dei vari campionati e delle Coppe, oltre che delle nazionali.

Ci si penserà semmai più avanti, visto che introdurre playoff e playout anche in serie A richiederebbe un taglio dei partecipanti al massimo campionato italiano, a 18 o addirittura a 16, evenienza che non scalda più di tanto i presidenti.

«Il calcio italiano ha bisogno di una riforma di sistema e culturale che deve riguardare Serie A, Serie B, Lega Pro e i Dilettanti», spiega Gravina per il quale «esiste già un progetto pronto e sarà necessario che la Federazione prenda posizione per poterlo portare avanti nei prossimi mesi» Secondo il presidente della Figc, se non si arriverà ad una presa di posizione, sarà convocato un Consiglio straordinario con le società in quanto la riforma non è rinviabile.

Il calcio italiano ha bisogno di una riforma strutturale, una rivoluzione culturale che deve riguardare la Serie A, la serie B, la Lega Pro e i Dilettanti. Su questo stiamo lavorando, se il mio consiglio federale sarà in grado di assumersi responsabilità con decisioni ferme e convinte bene. Altrimenti saranno le società, attraverso una assemblea straordinaria, a portare avanti un progetto di riforma che non è più procrastinabile. Stiamo cercando di dare stabilità al sistema, con format più sostenibili a livello sportivo ed economico dei campionati professionistici. Dobbiamo favorire gli investimenti a lungo termine, in particolare per quanto riguarda le infrastrutture, adeguare il quadro normativo con l’inserimento di nuovo requisiti per accompagnare il calcio professionistico verso un modello di business sempre più sostenibile e competitivo. Per questo abbiamo bisogno di un intervento mirato a livello di sistema paese per garantire la continuità aziendale, fulcro delle nostre preoccupazioni», ha concluso.
 

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