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«Ho rischiato di morire È un mezzo miracolo»

«Ho rischiato di morire È un mezzo miracolo»

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TOKYO. «Potevo morire, qualche mese fa. Ora sono qui con la medaglia d’oro al collo». Quella di Bebe Vio è una delle tante storie che le Paralimpiadi sanno raccontare, di certo per l’Italia è la più bella in assoluto. «Ad aprile ho avuto un’infezione da staffilococco – racconta la regina veneta della scherma – talmente grave che si prospettava l’amputazione del braccio sinistro e addirittura la morte. Credo sia un miracolo che io sia qui e questo oro pesa molto di più di quello vinto a Rio cinque anni fa». Prima della conquista della sua seconda medaglia d’oro olimpica consecutiva nel fioretto, Bebe ha atteso il giudizio del giudice, poi appena ha capito che era ancora lei la migliore, è esplosa nel pianto liberatorio, lo scossone su quella carrozzina ancora fissata in pedana che rende il suo corpicino un suono troppo rock per essere soffocato. «Un’impresa che sembrava impossibile. Ecco perché ho pianto tanto. È stato un miracolo e per questo devo ringraziare l’ortopedico che mi ha operato e tutto lo staff che mi ha aiutato a prepararmi. Queste sono due medaglie d’oro, due storie completamente diverse. A Rio è stata l’emozione della prima volta, mentre questa volta ho avuto un infortunio abbastanza grave, parecchio parecchio grave e mi han detto che neanche era scontato tornare a tirare». «Bebe – ha commentato il numero 1 del Comitato paralimpico, Luca Pancalli – ha dimostrato ancora una volta di essere un’atleta di grande talento e temperamento. Una vittoria nel pieno spirito del paralimpismo: dare sempre il massimo con il cuore e la determinazione, contro tutte le avversità».



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