I dirigenti hanno pensato bastasse un fuoriclasse per vincere la Champions
101 gol in 134 partite, ma non aveva una squadra adeguata
Ora che il re è fuggito lo si può dire: Cristiano Ronaldo ha fatto anche cose buone. Anzi, ne ha fatte molte. Non ha fatto arrivare i treni in orario, ma ha infilato 101 gol in 134 partite con la Juve. In tre anni in bianconero ha quasi raggiunto, come marcatore, Michel Platini e John Charles: due leggende.
Certo, dal punto di vista del tifoso juventino il gol al Sassuolo o alla Samp non ha lo stesso peso di uno segnato all’Inter, al Milan e magari al Barcellona. Sono stati tre di quei tanti gol, nell’unica notte magica di Champions contro l’Atletico Madrid, a illudere. Nessuno dimenticherà mai la sensazione provata dopo il 3-0 di rimonta: ci siamo, è lui il profeta che ci mostra la strada. L’Ajax, più scarso di come fu dipinto allora, ci riportò alla realtà di squadra che in Europa non poteva vincere. Per vari motivi: limiti tecnici, fisici e personalità modesta.
Ronaldo ha fatto il suo, chi gli era attorno no. A partire dalla dirigenza. È stato preso con la convinzione che bastava lui per rompere l’incantesimo europeo: ci siamo cascati in molti. Il suo stato di servizio gli rende onore: oltre ai tanti gol segnati e alle partite risolte, si ricordano rari momenti di scarsa forma fisica, infortuni zero o quasi. Senza citare per forza il bidone Ramsey, esempio lampante della “strategia” societaria di questi ultimi anni, i compagni sono stati raramente all’altezza del rendimento di Cr7, della sua foga e della sua voglia di vincere. Nella vecchia Juve, dove arrivavano giocatori in rampa di lancio che diventavano fuoriclasse, il portoghese si sarebbe trovato a meraviglia. In questa ha trovato poco: uno come Dybala che ha numeri da fenomeno non lo diventa mai. Ma tutto l’ambiente ha usato Cr7 come una foglia di fico: c’è lui e noi ci sediamo, in attesa che arrivino gli scudetti e la Coppa. Dimenticando quanto lavoro e quanta sofferenza, l’uno al fianco dell’altro, servono per raggiungere i grandi obiettivi. Dimenticando che persino Ronaldo, senza squadra, non vince le Champions.
Adesso i tifosi bianconeri, che patiscono perché ancora una volta vedono andare in pezzi l’eterno sogno, gli contestano lo scarso senso di appartenenza e la fuga improvvisa. L’amante tradito reagisce così: non mi hai mai voluto veramente bene. È probabile. Ma abbiamo chiesto al più forte di tutti di adeguarsi alle nostre insicurezze crescenti. Poteva succedere che, a un certo punto, si scocciasse. A noi restano i ricordi e il dolce verso di De André: «È stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati».
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