Attenzione
E adesso magari cercate di divertirci
Sarò brutale, perdonatemi. Non so se è colpa dell’overdose di medaglie regalate delle Olimpiadi o dell’adrenalina sempre in circolo per la Nazionale di Roberto Mancini campione d’Europa… ma di questo nostro povero e triste campionato non ne sentivo la mancanza e non credo sia un problema solo mio. Diciamolo, è un’invadenza e un’invasione. D’agosto forse anche una rottura
Sarò brutale, perdonatemi. Non so se è colpa dell’overdose di medaglie regalate delle Olimpiadi o dell’adrenalina sempre in circolo per la Nazionale di Roberto Mancini campione d’Europa… ma di questo nostro povero e triste campionato non ne sentivo la mancanza e non credo sia un problema solo mio. Diciamolo, è un’invadenza e un’invasione. D’agosto forse anche una rottura.
Avrei preferito godere ancora un po’ del ricordo di Marcell Jacobs o dell’abbraccio fra Roberto Mancini e Gianluca Vialli e so di essere in buona compagnia. Sarà dura tornare a discutere di Var o delle miracolose lacrime di Messi che hanno fertilizzato il Sahara, non è stata una grande estate per gli eroi della nostra Serie A, il confronto con l’altro sport è stato impietoso. Che fare?
E che vuoi fare quando se ne vanno pure gli uomini simbolo dell’Inter campione d’Italia e del Milan secondo in classifica?
Lukaku e Donnarumma, solite storie di tanti denari e pochi cuori, ma anche la prova provata che i migliori continuano a lasciare la Serie A per vincere e guadagnare di più. Soprattutto la dimostrazione delle enormi difficoltà economiche di tutte le società alle prese con un buco che si avvicina al miliardo e mezzo.
Non ci resta che sperare nel titolo del celebre film di Dino Risi “Poveri, ma belli”, fare bel gioco, puntare al bel calcio per rialzare la pressione e l’attenzione dei tifosi abbacchiati per il calciomercato più squattrinato e deludente degli ultimi cinquant’anni. Nessun colpo da copertina, nessun campione in arrivo. Chi compra paga in comode rate senza anticipo e senza cambiali come una volta da Aiazzone, con il caso-limite della Juventus che comincerà a versare al Sassuolo i soldi per Locatelli soltanto fra due anni. E allora?
Poveri, ma belli come? Tanti presidenti non potendo cambiare i giocatori hanno pensato bene di puntare sugli allenatori. È questo il tema, la vera novità di un campionato dal quale scappano i campioni e dove tornano i Grandi Mister. Alcuni semplicemente misteri.
Allegri, Sarri, Spalletti e il guru Mourinho sono i quattro che hanno l’obbligo e la missione di cambiare la storia e il valore delle loro squadre facendole crescere in personalità, organizzazione e coraggio. Dando un gioco attraverso il quale i giocatori possano andare oltre il loro reale valore, un po’ come è riuscito a fare il commissario tecnico Mancini con la Nazionale. Mission possibile o impossible?
La Juve di sicuro ritroverà l’equilibrio e le certezze di Allegri 2-Il ritorno. Allegri non è Pirlo, ma neanche un pirla. Battuta scontata, per dire che è tornato alla Juventus perché sa di poter rivincere. Sarà più dura la missione per Mourinho, special o non special: a Roma dovrà tornare quello dell’Inter. E Sarri dovrà tornare quello di Napoli per cambiare davvero la Lazio. A Spalletti probabilmente basterà fare lo Spalletti, due volte in Champions con l’Inter.
A proposito, oltre a Lukaku e Hakimi il vero addio nerazzurro è quello di Antonio Conte. È stato il profeta dello scudetto e non sarà facile continuare sulla sua stessa strada.
Per Simone Inzaghi è la sfida più grande. Da Stefano Pioli si aspettano conferme. Attenti anche all’Atalanta che deve credere nell’anno buono. Ora o mai più. Chi vincerà lo scudetto? Non mio sottraggo alla domanda: una di queste sette. Ovvio.
E non mi sottraggo neppure alla caccia al tesoro delle partite in televisione. Lo spezzatino è diventato un arrosto. Dove vedo chi? su quale canale? Sarà il vero tormentone della stagione. Auguri.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
