Sicurezza
Papu Gomez: «Fui aggredito da Gasperini»
L’argentino racconta la sua versione e i motivi dell’abbandono dell’Italia: «Lo dissi a Percassi ma non servì a niente»
bergamo. A distanza di mesi, il divorzio tra Alejandro Gomez e l’Atalanta continua a far discutere.
Il centrocampista argentino a distanza di mesi da una rottura e da un episodio negli spogliatoi mai pubblicamente spiegati, chiama in causa il suo ex allenatore, Gian Piero Gasperini, indicandolo come principale responsabile della rottura con la proprietà e l’ambiente, ma il tecnico piemontese non ci sta e ribalta le accuse.
Nonostante la distanza tra Bergamo e Siviglia, dove oggi gioca il “Papu” (dopo la lite con Gasperini fu messo immediatamente sul mercato), la tensione tra i due resta altissima.
L’ex capitano della “Dea” riavvolge il nastro e torna alla partita di Champions League con il Midtjylland. Partita che si rivelò più difficile di quanto previsto, ma che comunque non era un impegno da alzare la tensione fino a quei livelli. È possibile che tra i due il feeling si fosse già interrotto da tempo.
Comunque, secondo quanto raccontato da Gomez, tutto sarebbe partito proprio da quel match.
«Ho disobbedito a una indicazione tattica, mancavano dieci minuti alla fine del primo tempo, Gasperini mi ha chiesto di andare a giocare a destra, mentre io stavo giocando molto bene a sinistra. Ho detto di no – ha ammesso in una intervista al quotidiano “La Nacion” – Nel rispondere così ho creato la situazione perfetta per farlo arrabbiare. Sapevo che nell’intervallo mi avrebbe sostituito, ed è andata così. Ma nello spogliatoio ha esagerato, ha cercato di aggredirmi fisicamente. Lì ho detto basta, va bene discutere ma un’aggressione fisica è intollerabile».
A quel punto l’argentino racconta di aver chiesto un incontro con il presidente Antonio Percassi per raccontare l’accaduto e pretendere le scuse dall’allenatore.
«Gli ho detto che non avevo problemi a continuare, ho ammesso di aver sbagliato: da capitano non mi ero comportato bene, ero stato di cattivo esempio disobbedendo all’allenatore. Il giorno dopo c’è stata una riunione in allenamento, io ho chiesto scusa al tecnico e ai miei compagni di squadra per quello che era successo – ha raccontato Gomez –. Ma non ho ricevuto le scuse dall’allenatore. Come andava inteso? Quello che avevo fatto io era sbagliato e quello che aveva fatto lui era giusto? Lì è iniziato tutto. Dopo qualche giorno ho detto al presidente – prosegue l’argentino – che non volevo più lavorare con Gasperini all’Atalanta. Lui ha risposto che non mi avrebbe lasciato andare. È iniziato un tira e molla, sono stato messo fuori rosa e mi sono allenato a parte».
Una versione che non coincide con quella fornita a Gazzetta. it dall’allenatore degli orobici, che ha subito replicato alle accuse dell’argentino. «L’aggressione fisica è stata sua, non mia, ma il vero motivo per cui è andato via da Bergamo è per aver gravemente mancato di rispetto ai proprietari del club – ha spiegato Gasp –. I comportamenti e gli atteggiamenti di Gomez, in campo e fuori, erano diventati inaccettabili per l’allenatore e per i compagni».
Insomma, due versioni contrastanti, con due protagonisti che comunque non avranno più modo di incontrarsi per chiarirsi faccia a faccia. Anche se alla fine, mai dire mai.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google