La manifestazione
Moser, il libro di una vita: «Un passo alla volta»
La ricorrenza di un compleanno diventa, spesso, il pretesto ideale per trascorrere una bella serata con gli amici, ricordando i momenti più spassosi vissuti assieme. Per i suoi 70 anni, invece, Francesco Moser ha voluto fare altro. L’ex ciclista due volte campione del mondo e vincitore di classiche come la Parigi-Roubaix e la Milano-Sanremo ha regalato a sé stesso e ai suoi tifosi un libro
La ricorrenza di un compleanno diventa, spesso, il pretesto ideale per trascorrere una bella serata con gli amici, ricordando i momenti più spassosi vissuti assieme. Per i suoi 70 anni, invece, Francesco Moser ha voluto fare altro. L’ex ciclista due volte campione del mondo e vincitore di classiche come la Parigi-Roubaix e la Milano-Sanremo ha regalato a sé stesso e ai suoi tifosi un libro che presenterà domani sul palco di Lido Cult, la rassegna organizzata dalle associazioni degli albergatori e dei commercianti di Lido di Camaiore e diretta dai giornalisti Laura Muzzupappa e Marco Aureli. Edito da Azzurra Publishing, il volume scritto a quattro mani con una grande firma del ciclismo come Beppe Conti ha un titolo che sintetizza in poche parole la sua parabola: “Come un ragazzino di una valle in Trentino è andato alla conquista dell’Italia e del Mondo”. E di strada ne ha macinata parecchia Moser, dal paesino di Palù di Giovo. E anzi, come dice lui stesso, «un passo alla volta e con i piedi ben piantati in terra, nessuna meta è irraggiungibile».
Da dove nasce l’idea di questo libro?
«Ne era già uscito uno per i miei cinquant’anni, ma le copie erano andate esaurite e non si trovava più (ride). E così ne abbiamo scritto un altro, per dare qualcosa agli amici e agli appassionati di ciclismo. La mia carriera è finita da parecchio tempo, perciò le corse e gli eventi da raccontare sono sempre gli stessi».
Però c’è una chicca: la prefazione curata da Bernard Hinault, uno dei suoi rivali…
«Quando gareggiavamo eravamo avversari. Ma siamo sempre stati amici, mi ha invitato a casa sua quando festeggiò 50 anni».
Presenta il suo libro a Lido di Camaiore, da cui partì una tappa che lei vinse al Giro 1985. E dieci anni prima aveva vinto il Gran Premio Città di Camaiore. Che ricordi ha della Versilia?
«Tantissimi: ai tempi della Filotex venivamo sempre qua in ritiro, tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, e andavamo a vedere i famosi carri del Carnevale. Conosco bene le strade di questo territorio. E poi a Lucca c’era il massaggiatore Piero Pieroni e a Lunata il calzolaio Luigi Colombini: faceva tutto a mano, non usava i macchinari. Pensi che anche quando avevo lo sponsor personale continuavo a indossare le sue scarpette, bastava mettere una scritta sopra e il gioco era fatto».
Passiamo all’attualità: Davide Cassani, dopo le polemiche per il suo rientro anticipato dai Giochi di Tokyo, resterà il ct fino a ottobre. Che idea s’è fatto di questa vicenda?
«Ha fatto quel che poteva: se non hai i corridori giusti, non vinci. E un commissario tecnico non ha voce in capitolo sulla preparazione svolta dai ciclisti. Il fatto che non ci siano team italiani nel World Tour la dice lunga: una volta a Camaiore venivano Merckx e De Vlaeminck perché correvano con squadre del nostro Paese, adesso invece sono gli italiani che vanno all’estero».
Nelle prove su pista è andata decisamente meglio.
«Per Elia Viviani non era facile confermare una medaglia nell’omnium. Nell’inseguimento a squadre l’oro e il nuovo record del mondo rappresentano sicuramente un’impresa straordinaria, soprattutto se teniamo conto che in Italia c’è un unico velodromo coperto, a Montichiari».
Un problema cronico, quello della mancanza di strutture in Italia. «Ce n’era un altro in costruzione a Spresiano, in provincia di Treviso, ma la ditta è fallita. In realtà i velodromi ci sarebbero da noi, il problema è che sono tutti all’aperto e non servono a niente perché hanno la pista troppo lunga. Paesi come Australia, Danimarca e Gran Bretagna investono molto più di noi, perciò dovremmo fare qualcosa per aiutare il nostro movimento».
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