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tokyo 2020
Jacobs, la forza è nella testa. Parla la “mental coach”: «Così è cambiato Marcell»
Francesca Ferri
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Marcell Jacobs con Nicoletta Romanazzi durante una pausa di una seduta insieme con altri del team azzurro«Lavoriamo tanto per raggiungere la trance agonistica. Le insinuazioni sul doping? Lui non se ne cura. Vorrei portarlo qui a Capalbio»
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ROMA. Sono forse i 9 secondi e 80 centesimi più analizzati della storia dell’atletica leggera. Tecnica, velocità, falcata. Tutto perfetto, va bene. Ma come ha fatto Marcell Jacobs, anzi «l’italiano Marcell Jacobs» – come stringono tra i denti gli statunitensi – a sbriciolare il muro dei dieci secondi nei 100 metri lineari e regalare all’Italia l’oro più brillante di Tokyo?
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