Attenzione
Due settimane da raccontare
I velocisti sul tetto del mondo, le lacrime di Fede, il cuore di Greg. Ganna a 70 orari, il riscatto di Vanessa, la vela 21 anni dopo...
TOKYO. In questo caleidoscopio di emozioni azzurre si fa fatica a riavvolgere il nastro e tornare sulla Terra. Unica e inimitabile è stata questa edizione per l’Italia, per la pioggia di medaglie, gli ori luccicanti (e subito invidiati) e i podii pesanti che valgono molto più del loro valore. Tokyo 2020 non sarà ricordata solo come l’Olimpiade blindata della sofferenza, senza pubblico, senza tifo e ostaggio del Covid, ma quella dove il Bel Paese si è costruito una nuova immagine di sé. Sempre più polivalente, multietnica (46 elementi della spedizione azzurra, ovvero quasi il 15 per cento, sono nati all’estero) e globalizzata capace di correre più veloce e saltare più in alto degli altri, di marciare e primeggiare tra gli sport di base non solo nell’atletica ma anche nel nuoto e di competere in quasi tutte le discipline, salendo sul podio in 17 sport e 19 discipline diverse.
L’UOMO PIÙ VELOCE
I flashback di questi 14 giorni di gloria accecano, il primo è quello di Marcell Jacobs che nei 100 metri stupisce il mondo diventando l’erede di Usain Bolt (che proprio nelle ultime ore lo ha incoronato, esaltandone le doti tecniche e fisiche). È questo l’oro più pesante perchè ottenuto nella regina degli sport, impreziosito da una staffetta veloce monumentale (la rimonta alla Mennea di Filippo Tortu nell’ultima frazione è già leggenda), che simboleggia il movimento azzurro dell’atletica tornato a nuova rinascita. Soprattutto se si considerano le altre due medaglie d’oro conquistate nella venti chilometri di marcia da Massimo Stano e Antonella Palmisano, due prodotti della grandissima tradizione pugliese che sembra non avere mai fine.
Ma Tokyo, che semina qualche rimpianto nella scherma (un flop quasi epocale finito nel peggiore dei modi, con la lettera dei fiorettisti contro il commissario tecnico Andrea Cipressa), in parte nel tiro e negli sport di squadra, verrà ricordati come l’Olimpiade dell’indistruttibile Gregorio Paltrinieri, più forte della mononucleosi, che si porta a casa due medaglie (un argento negli 800 stile libero in piscina e un bronzo in acque libere), dell’addio in lacrime di Federica Pellegrini, capace di conquistare a 33 anni la quinta finale olimpica in carriera (nessuna come lei nella storia di questo sport).
A lasciare senza fiato è stato anche il "treno azzurro" dell’inseguimento a squadre nel cislismo su pista trascinato da Filippo Ganna, un’impresa capace di annichilire i formidabili danesi con quel finale vertiginoso corso sul filo dei settanta chilometri orari.
La corsa all’oro è iniziata con il successo del giovane Vito Dell’Aquila nel taekwondo, sport in rapida ascesa, e da lì è stato un volo verso la gloria che ha trascinato gli azzurri, fino ai trionfi nel karate e ai podi nel judo e nella ginnastica ritmica con le "farfalle" d’Italia volate fino al bronzo.
L’Italia ha trionfato nella vela a 21 anni dall’ultimo podio dorato di Alessandra Sensini con il catamarano di Ruggero Tita e Caterina Banti, è tornata a difendersi nella canoa con un argento pesante di Manfredi Rizza e a prendersi un oro nei pesi leggeri femminile di canottaggio spezzando un incantesimo che durava anche questo da 21 anni con il formidabile duo Cesarini-Rodini.
Senza dimenticare il bronzo nel quattro senza, più forte degli imprevisti e degli scherzi del destino (la positività al Covid all’ultimo minuto di Rossetti). Storie splendide come quella che ha raccontato del primo bronzo al femminile nella boxe con Irma Testa, guerriera senza paura.
Dall’oro di Gianmarco Tamberi alle lacrime di Filippo Tortu, è stata l’Olimpiade delle rivincite, passando per le più dure sofferenze. Come quella di Vanessa Ferrari, argento nel corpo libero nella specialità dove era attesa la stella più lucente, Simone Biles. Il suo disagio, la scelta di lasciare le gare per una crisi psicologica per poi riprendersi e conquistare il bronzo alla trave è la "summa" di questi Giochi. Per trionfare serve la testa, il carattere, la concentrazione. E tanto cuore. Quello che l’azzurro ha messo per un’edizione da sogno che resterà nella storia. Sottolineando un dato, che proprio banale non è: abbiamo conquistato medaglie in ogni singola giornata di gare. Con il picco massimo dei tre ori, venerdì, giorno del trionfo della Palmisano, del karateka Busà e della stupefacdente staffetta veloce. È stato proprio un sogno di mezza estate: grazie ragazzi.
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