Toscana
Chiellini, il “giuramento” nella sua Livorno «Arrivo Juve, per alzare qualche coppetta»
«Non avere lo scudetto una spinta in più per gli anni di carriera che mi restano. Il contratto? Agnelli ha detto tutto...»
Simone Fulciniti
Emozioni forti nella sala cerimonie del comune di Livorno. E’ il giorno di Giorgio Chiellini, fresco campione d’Europa con la nazionale allenata da Roberto Mancini. La città lo abbraccia e lo celebra per mano del sindaco Luca Salvetti.
«Ricordo bene il primo momento in cui sono entrato in contatto con Giorgio – dice il primo cittadino – era un tardo pomeriggio al campo Kennedy di Tirrenia. Dopo aver intervistato Osvaldo Jaconi, lo stesso allenatore mi chiese di parlare anche con un giovane di belle speranze, aggregato alla prima squadra, prossimo al debutto. Giorgio aveva riccioloni folti, era “amaranto” dall’emozione: da lì è cominciato il tutto». Chiellini evidenzia l’importanza di quel periodo vissuto da “matricola”.
«Sono stato fortunato a incontrare persone come Osvaldo Jaconi, Igor Protti e quel gruppo di giocatori. Mi hanno insegnato ad essere un uomo calciatore. Quando sono arrivato ero un bimbo. In campo riuscivo anche ad essere irriverente, ma fuori ero timido, avevo paura di essere inadeguato. Mi sono fatto voler bene dimostrando voglia di imparare tutto; e loro mi hanno dato tanto». Poi un cenno alla situazione attuale della società, sempre più buia.
«Un pensiero per il mio Livorno, in un momento difficile per tutti. La speranza è che si possa tornare presto a sognare e calcare certi palcoscenici che ho vissuto, anche da tifoso. Livorno non si merita la fine del calcio; che è solo un gioco, ma unisce milioni di persone».
Adesso la Juventus. «Avrei forse avuto bisogno di qualche giorno in più di riposo per riprendermi dallo scombussolamento di questo mese, ma lunedì sarò a Torino contentissimo. È strano non avere lo scudetto sulla maglia, ma sarà una spinta in più per gli ultimi anni di carriera che mi rimangono. Voglio alzare ancora qualche coppetta. Il contratto? Allegri e Agnelli sono stati esaurienti». A fianco del difensore, c’è Igor Protti. «Sono più emozionato di Giorgio – dice – la sua carriera è eccezionale. Io l’ho visto all’inizio, entrare in prima squadra a 16 anni: primo giorno di allenamento io ne avevo già più di 30, ero un vecchietto, con i miei bei problemi articolari. Gli altri compagni lo sapevano e mi stavano abbastanza larghi, non facevano entrate per non farmi male. Alla prima palla me lo sentii arrivare da dietro in scivolata. “Ma che fai?” dissi. «Io sono ultratrentenne, se mi prendi mi spacchi in due». Lui si rialzò e mi chiese scusa. Da quel momento cominciò ad entrare leggermente più laterale, meno vicino, ma entrava comunque». «Mi aspettavo potesse fare cose importantissime – conclude Protti – perché è un grande uomo, da portare come esempio. I ragazzi devono guardare lui per capire come affrontare la vita. Deve ringraziare la famiglia che lo ha cresciuto». —
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