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Lucchesi resta nel Benetton e vuole vincere anche in azzurro

Alessandro Ceci; ONI
Lucchesi resta nel Benetton e vuole vincere anche in azzurro

Scelta diversa dall’altro livornese Mori che è andato a giocare per il Bordeaux «Tanta gavetta ma nel professionismo ho capito che bisogna essere perfetti»

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Alessandro CeciONI

Un livornese che rompe il contratto con la Federugby e prende la strada di Bordeaux, Federico Mori, centro della nazionale e delle Zebre; un altro, Gianmarco Lucchesi, tallonatore azzurro, che rinnova quello stesso contratto e resta nel Benetton Treviso. Scelte diverse, ma un solo obiettivo: migliorare le proprie prestazioni, diventare punti fermi nelle proprie squadre di club e nella nazionale. «Il mio obiettivo è giocare sempre di più nel Benetton e mantenere la mia presenza in azzurro», dice Gianmarco Lucchesi. Idee chiare anche su come raggiungere la meta prefissata. «Lavorare, impegnarsi, sacrificarsi, non c’è altra strada per restare nell’alto livello con prestazioni all’altezza di quello che richiede il nostro sport».

Un percorso classico: formazione nel proprio club, i Lions Amaranto, poi passaggio al centro di formazione di Prato, poi franchigia under 18, il Granducato, infine approdo all’Accademia federale under 20. Cosa significa per un atleta fare questi passaggi?

«A un certo punto, per migliorarsi davvero, bisogna alzare l’asticella, imparare a confrontarsi con con chi è più forte. Per i giocatori tesserati per piccole e medie società la strada del centro di formazione è obbligata, ti permette di allenarti cinque volte la settimana con molti compagni, confrontarti, metterti alla prova».

Poi c’era, è stata chiusa, l’Accademia nazionale.

«Io lì, complice un infortunio in nazionale Under 20, ho potuto giocare solo 8 mesi sui 20 previsti. Ma è stato un ulteriore passo avanti, per le competenze degli allenatori e per la qualità dei compagni di squadra».

Tesserato per il Mogliano e permit player per il Benetton, Pro14. Un bel salto in effetti. Cosa cambia quando si arriva in una struttura professionistica?

«Tesserato per il Mogliano, sì, ma con loro non solo non ci ho mai giocato, ma non ho fatto nemmeno un allenamento. Sono entrato subito al Benetton. Cosa cambia? Tutto deve essere eseguito con precisione e velocemente. Ho percepito cosa fosse la velocità del gioco, del ripiegamento, del riposizionamento in campo. Ti accorgi che un centimetro è determinante, e devi essere esattamente in quella data posizione, con quella velocità e con il tempo che richiede quella situazione. E per ottenere questo risultato non basta avere l’intenzione di farlo”.

Non basta?

«No, serve una struttura adeguata. Vari preparatori fisici, allenatori per ogni fase del gioco, per la touche, per la difesa, la specializzazione è decisiva. Poi certo conta l’entusiasmo e il sacrificio. Al Benetton abbiamo iniziato da qualche giorno la preparazione, martedì eravamo così entusiasti che, nonostante fossimo esausti, non volevamo uscire dal campo».

Sei cap in nazionale a 21 anni. Esordio con l’Irlanda, nel gruppo anche un superveterano del ruolo, Leonardo Ghiraldini. Quale è stato il suo incoraggiamento quel giorno?

«Goditi questo momento perché sarà magico».

In nazionale è molto che non ci godiamo una vittoria. Cambierà qualcosa con l’arrivo di Kieran Krowley?

«Kieran ha grandi capacità nella gestione del gruppo. Chiede a tutti lavoro, impegno, ma ti fa lavorare sereno così da poter dare il massimo. Noi vogliamo vincere, non siamo mai andati in campo per fare un buon risultato, la strada è lunga, ma l’impegno che ci mettiamo è sempre maggiore». —

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