Attenzione
Giannis è il dio greco della palla a spicchi E i Milwaukee Bucks tornano sul trono
Prestazione monstre (50 punti e 14 rimbalzi) in gara-sei Antetokounmpo asfalta Phoenix e chiude la serie finale
NEW YORK. Dopo 50 anni di attesa i Milwaukee Bucks tornano a laurearsi campioni Nba. L’eroe è la stella Giannis Antetokounmpo che chiude gara 6 con 50 punti permettendo alla franchigia del Wisconsin di chiudere 4-2 la serie con i Phoenix Suns, che si erano aggiudicati le prime due partite. Il punteggio finale è 105-98. Dopo aver perso i primi due incontri Milwaukee ha messo in fila quattro successi consecutivi chiudendo sul 4-2 la finale.
All'epoca del primo titolo NBA la franchigia di Milwaukee, fondata nel 1968, veniva trascinata da un altro fenomeno, un certo Lew Alcindor, che dopo quella vittoria cambiò il proprio nome in Kareem Abdul-Jabbar. Circa 65.000 tifosi dei Bucks indossano magliette con la scritta “Bucks in Six” (i Bucks vincono gara-6, slogan diventato virale per esorcizzare il ricordo delle dolorose sconfitte nei playoff ), “Fear The Deer” o con il nome dell'ala Giannis Antetokounmpo.
È veramente il trionfo assoluto per Antetokounmpo, il quale firma il suo massimo in carriera ai playoff nella gara che consegna ai Bucks l’anello: il greco ne fa 50 (praticamente metà dei punti della sua squadra) con 16/25 al tiro, aggiungendoci 14 rimbalzi e 5 stoppate in una prestazione leggendaria. Viene nominato all’unanimità MVP delle Finals ed è in lacrime a fine partita. Il destino vuole che il numero dei punti del n°34 dei Bucks sia lo stesso degli anni trascorsi dal primo e ultimo titolo della storia della franchigia: 50. Mezzo secolo. Il 'Greek Freak' ha ulteriormente alzato il livello, lui che aveva già una media oltre i 32 punti nella finale. Il numero 34 è stato logicamente eletto miglior giocatore della serie. Dopo la partita, ha ringraziato «chi ha creduto in me» e i suoi compagni di squadra. «Giocano duro ogni partita. Avevo fiducia in questa squadra. Volevo vincere un titolo qui con questi ragazzi».
Bene anche Kris Middleton (anche se non propriamente il migliore della serie), che si prende solo 13 tiri, chiude con 17 punti, ma porta in dote anche molto altro: 5 rimbalzi, 5 assist, 4 recuperi. Determinante il contributo anche da parte di Bobby Portis: in 23 minuti segna 16 punti con 6/10 al tiro uscendo dalla panchina, con il 40% da tre punti e il 100% ai liberi. Consacrata, così, una serie giocata sempre al massimo.
Di fronte a un Giannis straripante, Phoenix ha messo in campo la forza della disperazione, guidato dal suo leader Chris Paul (26 punti). Dopo aver iniziato malissimo, i Suns si sono trovati indietro di 13 punti alla fine del primo quarto (29-16), molto imprecisi nei tiri da lontano (3 su 17 nel primo tempo). Con una difesa intensaa, che ha provocato una enormità di palle perse, Phoenix è tornata in partita, restandoci fino in fondo, dandosi una possibilità di crederci fino alla fine, o quasi. Chris Paul ha messo a segno una serie di canestri dalla media distanza. Mossa vincente perché così i Suns sono rimasti in gioco.
L'elettricità in campo intanto cresceva, con tanto di rissa tra Chris Paul e Bobby Portis all'inizio del quarto tempo. Ma il monumentale Antetokounmpo ha preso in mano la squadra trascinandola verso la grande impresa. Un ultimo tiro di Middleton, all'inizio dell'ultimo minuto, seguito da due lanci, ha messo definitivamente sott'acqua gli ospiti (102-96).
Al termine della partita, dopo aver già cominciato a festeggiare in campo con i compagni, Antetokounmpo è andato tra gli spalti per abbracciare i membri della sua famiglia presenti al Fiserv Forum, prima di prendersi un momento per sé seduto a bordo campo e lasciarsi andare a un pianto liberatorio. Al momento della premiazione riusciva a malapena a contenere le sue emozioni, lasciandosi scappare anche qualche parolaccia. «Mi sono sempre fidato di questa squadra. Volevo vincere qui e volevo farlo con questi compagni. Sono contento, sono fott…e contento» ha detto rispondendo alla prima domanda.
Poi ha abbracciato Khris Middleton, suo compagno di squadra negli ultimi otto anni («Ce l’abbiamo fatta, c…o. Lui sa quando mi ha spinto ogni singolo giorno a essere grande») e ha fatto una promessa, riprendendo le parole di coach Budenholzer di poco prima: «Come ha detto coach Bud: dobbiamo farlo di nuovo». O quantomeno, la speranza dei tifosi è di non dover aspettare altri 50 anni prima di poter festeggiare di nuovo. —
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