Il Tirreno

Sport

PADRONI DEI CLUB E IMPUNITI

G.B.

1 MINUTI DI LETTURA





Non imparano mai. Ma proprio mai. Siamo arrivati al punto nel quale una persona, e non importa se è un giocatore di serie A, non è libero di cantare “Bella Ciao” senza rischiare gli insulti, e anche qualcosa di più, da parte dei suoi cosiddetti tifosi. Che arrivano a chiedere (e ottenere) un faccia a faccia, ricordando all’improvvido Hysaj che alla Lazio certe cose non si fanno, che qui, al limite, si può cantare soltanto Faccetta Nera, brano-icona del ventennio fascista. Abbiamo vinto l’Europeo da nemmeno dieci giorni e la pacificazione sembra già finita, se siamo qui a parlare nuovamente di egemonia della curve, di minacce, di personaggi che si aggirano intorno ai club e di fatto li tengono sotto scacco. Politica e sport, è stato ripetuto fino alla noia, dovrebbero correre su binari diversi. Ma non si può restare indifferenti rispetto alla violenza, anche quando essa corre soltanto sul web. Ieri qualche intelligentone ha inviato delle immagini di scimmiette come commento ai post di Lewis Hamilton, impegnato nella battaglia contro ogni discriminazione. Invece di applaudire il campione che si mette in gioco, lo si attacca. Come il terzino che canta Bella Ciao. —

G.B.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze