Gioco
Qui Mastromarco, Giappone Gli “olimpici” nati in Toscana
Nibali, Caruso e Bettiol si sono formati alla “scuola” sotto il San Baronto «Ragazzi speciali, qui sono diventati grandi». E c’è anche Richie Porte
Stefano Fiori
È probabilmente un record mondiale quello che può vantare il GS Mastromarco. Questo paese ad altissima gradazione ciclistica che fa parte del Comune di Lamporecchio, sabato 24 luglio avrà la grande soddisfazione di vedere al via della prova su strada delle Olimpiadi di Tokyo, ben quattro ragazzi che negli anni scorsi hanno avuto l'onere e l'onore di indossare la maglia del Gs Mastromarco: sono Vincenzo Nibali, Damiano Caruso e Alberto Bettiol, oltre all'australiano Richie Porte. Non per nulla sotto al cartello stradale che identifica questo paese, campeggia una scritta dal tono inequivocabile: «Mastromarco, Università del Ciclismo».
60 ANNI DI SUCCESSI
E ciò non è affatto un segno di presunzione, poiché nel corso degli oltre 60 anni di vita della società tanto cara a due figure leggendarie come furono Bruno Malucchi e Zeffiro Vescovi, a cavalcare le bici targate Mastromarco sono stati molti i ciclisti che hanno poi avuto una brillante carriera tra i professionisti. Ma restiamo all'attualità e parliamone con Carlo Franceschi, ormai storico diesse del GS Mastromarco: ha rivestito questo ruolo a partire dal 1967 e tuttora affianca nella conduzione tecnica del team Under 23 l'ottimo ex-professionista Gabriele Balducci- vincitore come ciclista del campionato italiano Allievi nel 1963 a Trento sotto la sapiente guida di Bruno Malucchi nel “preistorico” GS Mastromarco-Moka Lindi. Franceschi, ormai ultrasettantenne ma sempre in ottima forma, è anche l'attuale presidente della società e le sue parole sono un misto di storia e di passione che rispecchiano mezzo secolo di gare e di grandi vittorie.
Come va questa “Università del Ciclismo”, che continua l'attività tra gli Under 23 con il GS Mastromarco?
«Mi spiace dirlo ma non è un grande momento per i nostri “studenti”. Le gravi lacune non sono però tutta colpa loro, il ciclismo nelle categorie minori vive un momento di grande crisi, ci sono poche corse, quelle poche che vengono organizzate presentano al via troppi atleti – recentemente nella corsa che abbiamo organizzato a Mastromarco i partenti sono stati più di 170 – con le più forti squadre italiane in gara e per i giovani inesperti o al debutto è spesso notte fonda. In Toscana non abbiamo più ragazzi che si dedicano al ciclismo con convinzione, c'è davvero il nulla e in più le formazioni Continental ci portano via i più bravi per poi disattendere le loro aspirazioni con un'attività sbagliata e dispersiva. No, così proprio non va».
Per risollevare il morale parliamo allora dei quattro Olimpionici di Mastromarco, partendo da Nibali.
«Vincenzo è stato per me come un figlio. Lo abbiamo portato in Toscana nel 1999 io e Bruno Malucchi ed è rimasto con noi fino al 2004. Un ragazzo d'oro, un campione in tutto, che sa anche sacrificarsi per i compagni, onesto, meticoloso nella preparazione e nella cura della bici. E' un vero uomo squadra e sono certo che a Tokyo, se capirà di non essere in giornata, si metterà al servizio degli altri. Comunque, da come lo conosco, ritengo che sia in grado di combinare qualcosa di buono, altrimenti non sarebbe andato a soffrire sulle strade del Tour».
Damiano Caruso?
«Altro ragazzo d'oro, buono su tutti i percorsi, molto simile a Nibali come caratteristiche tecniche ma senza quel quid che ne avrebbe fatto un big. Damiano si è invece accontentato di essere al servizio di grandi campioni, dimostrando però che avrebbe potuto essere un protagonista nei grandi Giri a tappe. A Mastromarco è rimasto due anni, nel 2008 quando vinse il campionato italiano Under 23 a Palazzago e nel 2009. A Tokyo può essere valido per tutti i ruoli e secondo me può salire sul podio, vista la durezza di un percorso che gli si addice».
Alberto Bettiol?
«Un atleta sveglio, estroso, capace di ogni impresa come ha dimostrato al Fiandre e al Giro d'Italia di quest'anno vincendo una tappa stupenda. E' completo ma il suo tallone d''Achille è una certa discontinuità che nei momenti di pausa gli causa il non piccolo problema di mettere su facilmente peso. Tuttavia riesce a prepararsi ottimamente per i grandi appuntamenti e a Tokyo lo vedrei bene ad entrare nelle fughe e a cercare di sorprendere i favoriti con qualche attacco imprevedibile. Alberto è stato con noi nel 2013 e di lui abbiamo tutti apprezzato le doti umane e l'innata simpatia. Concludiamo con l'australiano Richie Porte.
«Un atleta che giunse da noi ancora piuttosto acerbo, avendo iniziato a praticare il ciclismo solo a 15 anni di età. Fu portato con grande merito in Italia dal GS Tamberi con Daniele Tamberi e nel 2008 lo tesserammo. Purtroppo Richie fu vittima di una grave caduta alla Milano-Rapallo e riprese a gareggiare solo a fine stagione. Richie è forte su ogni terreno, anche se sembra essere a fine carriera mi attendo da lui una buona prestazione». —
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