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Cassani: «Nibali è Jorginho, Moscon come Chiesa. E a Tokyo vorrei tanto diventare Mancini...»

Il ct: «Percorso impegnativo, corsa senza padrone. Van Aert favorito, ma l’Italia vuol essere protagonista»


14 luglio 2021 Stefano Fiori


Davide Cassani è abituato a focalizzare con estrema precisione i suoi obiettivi e nella veste di Ct della nazionale italiana di ciclismo professionisti dal 2014 ad oggi, non sono mancate giornate di grandi soddisfazioni per lui e per gli atleti gestiti. Ora nel mirino c'è la prova olimpica di Tokyo, in programma su di un circuito molto impegnativo, sabato 24.

Che gara olimpica si aspetta?

«Sarà come sempre una competizione atipica, molto particolare e assai difficile da controllare per squadre composte soltanto da cinque corridori. Noi non andremo a Tokyo per fare le comparse, lotteremo fino in fondo per essere protagonisti assoluti e puntiamo almeno ad una medaglia. Decideremo le gerarchie in squadra nell'immediatezza della prova olimpica».

Vorrebbe imitare il suo collega Mancini a Tokyo?

«Magari, è un obiettivo intrigante».

Allora divertiamoci ad accoppiare, per somiglianze tecniche e caratteriali, i suoi cinque azzurri con altrettanti azzurri dell'Italia di Mancini.

«Direi Nibali con Jorginho, due registi nati ed esperti, Damiano Caruso con Barella per la loro versatilità, Moscon con Chiesa dato che si tratta di due attaccanti nati, Ciccone con Insigne per i loro “colpi” imprevedibili e Bettiol con Locatelli per la loro concretezza tattica».

Quali saranno gli avversari più pericolosi in Giappone per i suoi cinque moschettieri?

«I soliti noti. Favoriti dovrebbero essere gli atleti usciti dal Tour de France, anche se è possibile che alcuni di loro possano essere stanchi dopo tre settimane di dure lotte. Il pericolo numero uno è il belga Van Aert, seguito a ruota da Pogacar, da Roglic e dai colombiani. Sarà al via anche il fenomeno Evenepoel, alla ricerca di una vittoria di peso dopo la primavera poco propizia. Hanno invece rinunciato dei big come Van Der Poel, Sagan, Alaphilippe e questi forfait hanno fatto tirare un sospiro di sollievo a molti pretendenti alla conquista della medaglia d'oro». Seguirete una tattica ben precisa oppure gli azzurri dovranno affidarsi alle loro sensazioni, all'istinto? «Ovvio che seguiremo una tattica concordata con tutti gli azzurri nei prossimi giorni, ognuno dei cinque avrà un ruolo ben preciso senza capitani designati».

I vostri programmi immediati?

«Porterò quattro azzurri a gareggiare nel Giro di Sardegna, mentre Nibali ne è esentato avendo partecipato al Tour. Sabato i quattro si ritireranno, poi partiremo per Roma da Cagliari e successivamente per Tokyo, dove arriveremo prima delle altre nazionali e ciò potrebbe costituire un vantaggio».

Punti cruciali del percorso di Tokyo?

«E' un tracciato molto impegnativo, con i suoi 4.865 metri di dislivello e tre salite dure, delle quali la più impegnativa sarà il Mikuni Pass, a 33 chilometri dall'arrivo. Una salita di 7 chilometri con pendenza media del 10% che selezionerà il lotto dei favoriti. Seguiranno 10 chilometri di discesa e un finale vallonato. Sarebbe un percorso ideale per un Nibali al 100%, magari con qualche anno in meno....».

Che stagione sta vivendo il ciclismo italiano?

«Al Giro siamo andati benissimo, con sette tappe vinte e il secondo posto di Caruso. Abbiamo dei giovani in gamba, come Fortunato o Biagioli, che però ha subito un brutto incidente. Bisogna essere fiduciosi».

Ddopo la prova su strada ci sarà la cronometro di mercoledì 28 luglio: chances per Filippo Ganna?

«A dire il vero il tracciato, piuttosto duro, non si addice a Filippo, che dovrà fronteggiare atleti del calibro di Van Aert, Pogacar, Evenepoel e Dennis. Comunque mai dire mai, Ganna è in grado di sovvertire i pronostici che stavolta non lo vedono ai primi posti». —

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