Gioco
Inter, l’azionariato popolare mobilita migliaia di tifosi
Un’iniziativa romantica e difficile, soprattutto di fronte ai 300 milioni di rosso
Da qualche mese l’Inter è sulla bocca di tutti; prima per la splendida cavalcata verso quello scudetto che mancava dalla stagione 2009/10, poi per i problemi economici della proprietà cinese targata Zhang, con annesso addio di Antonio Conte, artefice principe dello scudetto numero 19, adesso per l’iniziativa di azionariato popolare promossa dall’insigne economista, e tifoso nerazzurro, Carlo Cottarelli. Una iniziativa che sta avendo un successo travolgente, ben al di sopra di ogni più rosea aspettativa. Oltre all’adesione di tanti tifosi “vip” – Boninsegna, Bergomi, Walter Zenga, l’ex presidente della Rai Roberto Zaccaria, Nicola Berti, Antonella Clerici, Max Pezzali, Gad Lerner, Luciano Ligabue, Paolo Bonolis tra i più noti – impressionano le oltre 55mila risposte al questionario messo a disposizione dei tifosi, sul sito interspac.eu. Segno evidente di quanto i tifosi nerazzurri vogliano sentirsi parte attiva della loro società, magari partecipando ai processi decisionali della squadra del cuore.
Un progetto romantico, che fa bene al cuore, ma che non sarà semplice portare a compimento. Perché nel calcio di oggi servono capitali talmente ingenti che è praticamente impossibile reperirli tra i tifosi, sia pure vip. Lo dimostra alla perfezione anche l’esempio del Barcellona: i “blaugrana” contano sì 140.000 soci, ma il loro coinvolgimento nelle scelte societarie è marginale; per aver voce in capitolo non bastano certo i 20 milioni di euro versati nelle casse societarie, non a caso la società catalana è sempre più in mano alle banche ed ai fondi, e versa in una situazione di grave disagio economico, tanto che il rischio di perdere un big come Leo Messi, svincolatosi lo scorso 30 giugno, è palpabile. A maggior ragione in una società come quella nerazzurra che vanta, si fa per dire, debiti per oltre 300 milioni di euro. Fermo restando che è tutta da vedere la disponibilità dell’azionista di riferimento, il gruppo Suning, a cedere una quota parte delle proprie azioni.
Una iniziativa che difficilmente arriverà in porto, ma che sicuramente ha fatto emergere la voglia dei tifosi di avere voce in capitolo nella gestione delle squadre del cuore, e di essere, legittimamente, quantomeno ascoltati nei processi decisionali. Una voglia che, nel suo piccolo, si era palesata anche nell’iniziativa di Livorno Popolare, un trust di tifosi nato per costruire il primo progetto di azionariato popolare volto all’acquisto della maggioranza del Livorno Calcio. Un’idea che in poco tempo aveva raccolto oltre tremila adesioni, tanto che i promotori avevano presentato alla proprietà amaranto una ben strutturata proposta di acquisto, salvo rimanere senza risposta. Un peccato, perché, dice Marco Bruciati, uno dei promotori del comitato: «I benefici sarebbero stati in un coinvolgimento sostanziale e non solo simbolico nelle scelte societarie. Una tutela di un bene comune da attuarsi attraverso il controllo dei bilanci e l’elezione delle cariche di rappresentanza del socio tifoso. Non solo, l’azionariato popolare avrebbe ricostruito uno stretto rapporto con l’intera città favorendo progetti paralleli di tipo sociale da sviluppare sull’intero territorio». Una perfetta simbiosi, quindi, tra tifosi e società, in una sorta di organizzazione ideale mai vista prima nel nostro paese, difficile da raggiungere ma talmente affascinante che è giusto provarci. —
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