Finanza
L'Italia è una vera squadra, la Spagna non è una missione impossibile
Missione compiuta, gli azzurri sono in semifinale e ci sono con merito. Tanto merito. Lo spauracchio Belgio è abbattuto e il successo dell’Italia è limpido più che mai.
Tecnica, spirito di sacrificio, gioco. Soprattutto gioco. L’Italia di Mancini non è una selezione nazionale, è una squadra vera e l’ha dimostrato anche ieri sera contro il Belgio (quasi) all stars. Gli azzurri si sono confermati un gruppo compatto e che segue precise disposizioni sul campo. Che sa adattarsi al mutare delle situazioni e che sa porre rimedio quando gli avversari ti mettono in difficoltà. Nella prima mezz’ora di gioco De Bruyne a galleggiare fra le linee ha creato più di un grattacapo a Donnarumma e compagni, poi il Mancio e i centrocampisti azzurri gli hanno costruito attorno una gabbia e l’asso del Manchester City (pure acciaccato, va detto) è man mano scomparso dalla partita lasciando alla sola potenza di Lukaku sulle palle lunghe il compito di impensierire la retroguardia azzurra. Il limpido doppio vantaggio maturato nel primo tempo, e in parte macchiato dal dubbio rigore trasformato dall’attaccante interista, ribadiscono il concetto: l’Italia gioca a calcio e lo fa bene.
Idee e ordine, dunque, ma anche tecnica. Sopraffina. Il gol di Insigne ne è il simbolo lampante, ma anche i piedi fatati di Jorginho, di Verratti, di Barella, precisi ed efficaci nel palleggio, chirurgici e illuminanti nei suggerimenti per gli attaccanti.
E poi c’è lo spirito di sacrificio: caratteristica che contraddistingue le squadre vere. E soprattutto nella seconda frazione della partita di ieri sera, la capacità di saper soffrire è stata decisiva per gli azzurri. Tanto più nel finale, con le lacrime di Spinazzola infortunato, con il Belgio al disperato arrembaggio, con gli azzurri a lottare su ogni pallone. E così si va a Wembley. E così, sempre così, sotto con la Spagna. —
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