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Grande Italia, si va a Wembley

dall'inviato Alessandro Bernini
Grande Italia, si va a Wembley

Partita splendida, Mancini azzecca tutto e lascia le briciole al Belgio. I gol sono due perle di Barella e Insigne, Lukaku su rigore non basta

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MONACO DI BAVIERA. Po-popopo-po-po. Su le mani, cantate. Po-popopo-po-po. Si va a Wembley, biglietto di prima classe, solo andata per le semifinali dell’Europeo contro la Spagna. Vince la squadra più forte, vince la squadra più bella, vince la squadra che gioca a calcio e se ne infischia di tutto e tutti. La pretattica di Martinez e del suo Belgio sulle condizioni degli infortunati si è rivelata una roba da cabaret. Ma sì, ci mostri pure De Bruyne in ciabatte per poi farlo giocare 90’ (stava meglio di noi), poteva nascondere e far giocare chi voleva, anche Ceulemans e Scifo. Avrebbe perso lo stesso.

Il trionfo del Mancio. Vince l’idea di calcio di Mancini, una squadra armonica che vuole fare la partita, che attacca, che è disposta a concedere qualcosa pur di non rinnegare il suo piacere di giocare. Guardatevi i gol: c’è tutto lì dentro, senso tattico (la palla recuperata alta sull’1-0), potenza (Barella), classe (Insigne), aggressione degli spazi, la voglia matta di lasciare il segno.Ci resta solo un po’ di rabbia per il nuovo infortunio a Spinazzola, forse uno strappo alla coscia: di certo il suo Europeo finisce qua ed è una perdita non da poco.

Un Belgio alla... Conte. E il Belgio cosa ha fatto. Ricordate Euro 2016? Vincemmo 2-0 col Belgio giocando all’italiana, o "alla Conte se preferite": tutti dietro la linea della palla, possesso lasciato a loro, poi due, tre ripartenze e tutti a casa belli caldi con reti di Giaccherini e Pellé. Pochi fuori dall’Italia applaudirono la nostra tattica, molti (belgi compresi) ci criticarono. Ma spesso chi disprezza compra. E infatti Martinez come se l’è giocata? Lasciando piena libertà all’Italia di manovrare quasi fino alla trequarti, ma con nove giocatori di movimento sempre a fare da scogliera davanti alla difesa, col solo Lukaku là davanti. Tattica che dopo mezzora Martinez ha dovuto abbandonare senza però trovare un’alternativa valida.

Var no, Barella sì. E pensare che stavolta il Var lo scherzetto lo aveva giocato a noi. Perché su quel tocco ravvicinato di Bonucci al 13’ tutti avevano esultato senza il minimo timore di una irregolarità. E invece le telecamere hanno pescato un tocco galeotto precedente di Di Lorenzo che si trovava in fuorigioco. Ma l’Italia non ha accusato il colpo, ha continuato ad attaccare con pazienza, girando palla, rischiando anche qualcosa nelle ripartenze (gran parata di Donnarumma su De Bruyne), ma sempre con la voglia di fare la partita. E alla mezzora è arrivato il vantaggio firmato da Barella, una incursione alla marines, con sbarco in area e destro secco sul secondo palo.

Botta e risposta. Il gol ha disintegrato i piani tattici del Belgio. Che giocoforza ha dovuto prendere metri, aumentare il possesso palla, rischiare di più. E proprio su un buco in mezzo al campo si è fiondato Insigne che prima si è bevuto Tielemans e poi ha fatto un partire un destro dei suoi sul secondo palo di quelli da riguardare 200 volte. Che gol, una magia. Il guaio è che bisognava portarselo al riposo questo 2-0, mancavano una manciata di secondi, e invece un contatto tra Doku e Di Lorenzo è stato punito con un rigore generoso (segnato da Lukaku), di quelli che otto volte su dieci non si fischiano.

A denti stretti. Nella ripresa abbiamo continuato a spingere, a giocare, arretrando solo negli ultimi dieci minuti quando inevitabilmente il Belgio si è buttato avanti con tutte le proprie forze. Un forcing che ha tenuto un po’ in apprensione la difesa ma che non ha costretto Donnarumma a miracoli. Insomma, siamo stati bravi anche a conservare. Siamo stati bravi in tutto. Belli e bravi. Wembley aspettaci, perché non è finita qui. --

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