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Ma non era il girone di ferro?

Giorgio Billeri
Ma non era il girone di ferro?

Il punto. Questo è il segnale che Euro 2020 sta lanciando: la globalizzazione del pallone potrebbe sovvertire i vecchi schemi, i vecchi equilibri

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Un grande centravanti forse non troppo celebrato, Gary Lineker, diceva che "Il calcio è quel gioco in cui 22 giocatori rincorrono un pallone, e alla fine vincono sempre i tedeschi". Sì, ma non a Wembley: qui la Germania è andata sempre a sbattere contro il muro dei centomila reduci dal pub, e pronti a cantare a squarciagola. Ieri erano molti meno, causa Covid, ma il risultato è stato lo stesso: auf wiedersehen, cari amatissimi nemici, dei britannici e sotto sotto anche un po’ nostri. È accaduto nel 1966, è successo di nuovo ieri e l’esito, sul piano tecnico, ha una sua logica: Southgate se l’è giocata all’inglese, corsa, pressing, tackle, determinazione, mentre Löw, triste crepuscolo il suo, si è affidato all’anima di Paron Rocco: tutti indietro e lancione lungo per le sue gazzelle d’attacco. Tutta un’altra storia rispetto alla Germania che abbiamo conosciuto, che teneva palla, ti accerchiava con la sua fisicità. Anche la Germania avrà da ricostruire un percorso, come la Francia, l’Olanda e forse lo stesso Portogallo, mentre i sudditi di Sua Maestà hanno tutto per arrivare il fondo e ieri hanno fatto saltare in aria anche l’ingessatissimo principe William.

Lo chiamavano girone di ferro, e forse sulla carta lo era: Germania, Francia, Portogallo, tre delle favorite della vigilia sono già a guardare il mare in ciabatte, mentre un’Europa alternativa avanza: Belgio, Italia, Spagna e Inghilterra fanno parte della nobiltà, Svizzera, Repubblica Ceca e Danimarca sono bei progetti di calcio che hanno trovato linfa nel coraggio dei loro allenatori e in qualità tecniche che crescono anche lontano dai campionati di vertice. Questo è il segnale che Euro 2020 sta lanciando: la globalizzazione del pallone potrebbe sovvertire i vecchi schemi, i vecchi equilibri. Francesi e tedeschi a casa, i vincitori degli ultimi Mondiali ed Europei già al chek in per tornare a casa: nessuno se lo sarebbe mai aspettato. Il calcio ha ritrovato la sua essenza: l’imprevedibilità. --

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