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IL PERSONAGGIO

Dna Chiesa: quei due gol per un record

dall’inviato Alessandro Bernini
Enrico Chiesa con la maglia del Parma e il piccolo Federico in braccio
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Enrico Chiesa con la maglia del Parma e il piccolo Federico in braccio

Papà e figlio a segno, mai successo all’Europeo, Enrico punì la Repubblica Ceca 25 anni fa

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COVERCIANO (FIRENZE). Nel nome del padre, del figlio e di uno spirito santo laico che si tramanda nel dna di famiglia. Nel nome di Enrico Chiesa e di Federico Chiesa, la prima coppia padre-figlio a fare gol nella storia degli Europei. L’unico gol di Enrico Chiesa appunto negli Europei, risaliva al 14 giugno 1996 contro la Repubblica Ceca. 25 anni e 12 giorni dopo, sempre in Inghilterra ma questa volta allo stadio di Wembley, Federico ha fatto lo splendido bis.

DI PADRE IN FIGLIO

I due non sono l’unico caso di eredità sul campo da gioco. Cesare e Paolo Maldini hanno vinto in due, tra i tanti trofei, sei Champions League complessive, con Cesare che ha addirittura allenato il figlio Paolo in Nazionale tra il 1996 e il 1998.

All’estero altri due casi famosi sono quelli di Peter e Kasper Schmeichel, entrambi portieri che si sono passati la maglia in nazionale danese; e quello di Johan e Jordi Cruijff, col figlio che non è riuscito a diventare famoso come Johan ma ha comunque indossato le maglie di Manchester United e Barcellona.

FAMIGLIA IN GOL

Questione di Dna, dicevamo. Anche se Enrico non ha mai invaso lo spazio del figlio. «Mi dà sempre tanti, specie comportamentali. Come il fair play, rispettare gli arbitri e tutti i miei compagni. Ma non è mai entrato in questioni tecniche, ha sempre lasciato parlare gli allenatori», ha sempre ripetuto Federico.

Per non farsi mancare nulla in casa, a Firenze dicono che sia fortissimo anche il fratellino Lorenzo, classe 2004, pure lui un mix di tecnica e esuberanza atletica. Qualcuno lo ha già definito come un predestinato e chissà che la famiglia non vada a caccia tra qualche anno di nuovi record storici nel segno del cognome.

L’ELOGIO AL MANCIO

Intanto Federico si gode i flashback di Wembley. Lui, amante di Coca Cola e cheescake, stavolta ha reso dolce la notte ai suoi compagni e a tanti italiani. «Il merito è dell’allenatore - ha detto l’attaccante della Juve - che ci vuole sempre pronti. Siamo in 26 e anche con l’Austria, come contro il Galles, quelli che sono entrati hanno dimostrato di essere pronti e hanno dato una mano alla squadra. Il gol? Sono stato bravo a stare calmo: in quelle situazioni magari vorresti tirare al volo, e invece sono stato bravo a controllarla bene e a calciare».

CHIMICA E TRIANGOLI

Studente modello alla International School of Florence, applaudito per l’uso dell’inglese nelle sue interviste, Federico ama soprattutto fisica e scienze.

Ma c’è la geometria a segnare la sua carriera, con uno strano triangolo equilatero. Roberto Mancini è infatti stato compagno di squadra (alla Sampdoria) e allenatore (alla Lazio) di Enrico Chiesa, e adesso allena il figlio dopo averlo portato stabilmente nel gruppo azzurro.

C’è di tutto insomma per uno di quei triangoli dove ti nascondono la palla, due passaggi e ti ritrovi uno dei tre solo davanti alla porta. E state tranquilli: che sia Mancini o uno dei due Chiesa, quello è gol sicuro. --

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