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Italia, gioia supplementare: decisivi i cambi di Mancio

dall'inviato Alessandro Bernini
Italia, gioia supplementare: decisivi i cambi di Mancio

L'Austria si chiude e ci mette in difficoltà per novanta minuti. Il brivido al Var, poi decidono Chiesa e Pessina, i cambi di Mancio

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LONDRA. Soffrendo, ma si va avanti. Abbassando un bel po’ la cresta, ma si va avanti. Come quei saltatori abituati a fare 2 metri e 30, che vincono la gara a 2,15 senza prendere troppi applausi. Alzare un po’ l’asticella, come appunto per i saltatori, ci ha messi in crisi. Adesso lo sappiamo, e magari potrà pure esserci utile quando ai quarti andremo ad affrontare la vincente di stasera tra Belgio e Portogallo. La portiamo a casa grazie soprattutto al gran gol di Federico Chiesa nel supplementare, e il povero Foda si ricorderà a lungo quel cognome. Quando allenava lo Sturm Graz, nel 2002 perse 3-1 dalla Lazio di Roberto Mancini con gol di Enrico Chiesa, il papà di Federico. Una maledizione.

Forse è l’unico allenatore internazionale che è riuscito nell’impresa di prendere gol da padre e figlio. Il 2-0 di Pessina proprio alla fine del primo tempo supplementare ha dato la sensazione di aver chiuso il conto, ma c’è stato comunque da soffrire fino in fondo visto il 2-1 di Kalajdzic a 5’ dalla fine.

Prendiamo la vittoria, incartiamola e portiamola a casa. Dopotutto non è che si può sempre prendere tutti a pallonate. «A volte bisogna essere anche sporchi, brutti e cattivi» aveva detto alla vigilia Bonucci: aveva capito tutto. E allora va bene così, anche se è chiaro che un piccolo scossone mentre stavamo sognando ci è arrivato. Tra l’altro l’Austria ha dimostrato una freschezza atletica superiore a noi: strano, considerando che noi contro il Galles abbiamo fatto turnover massiccio, mentre loro all’ultimo turno si erano conquistati gli ottavi al termine di una battaglia con l’Ucraina.

L’Austria ha provato subito a mandarci dei messaggi, di quelli bellicosi. Tipo il calcione di Arnautovic a Barella dopo 70 secondi, punito dall’arbitro con uno dei cartellini gialli più veloci dell’Europeo. Un fallo pure un pizzico cattivo, quasi a volerla mettere subito sul fisico, sulla potenza, ben sapendo che la sfida sarebbe stata impari dal punto di vista tecnico.

Ma dopo 10 minuti erano già lì, tutti dietro la palla, chiusi non per scelta ma per necessità dalla pressione azzurra. Un paio di ripartenze ci hanno pure spaventato (tipo un tiro alto di Arnautovic che si era infilato tra Bonucci e Acerbi), ma sono stati davvero lampi senza tuoni. Piuttosto all’Italia là davanti mancava un pizzico di cattiveria, di incisività nonostante nella prima mezzora ci fossimo ritrovati spesso con 5-6 uomini al limite dell’area in grado di far male. Una gran parata di Bachmann di istinto ha strozzato l’urlo di gioia a Barella, poi ci ha provato Immobile da fuori scheggiando il palo, ma poco prima lo stesso Immobile aveva giocato malissimo una gran palla in profondità impiegando troppo a stoppare e puntare la porta. E così, nonostante una superiorità netta, per la prima volta in questo europeo siamo andati al riposo senza essere in vantaggio.

Gli 11 tiri (contro 1) e il 65% di possesso palla sono stati lo specchio di un primo tempo colorato di azzurro. Ti aspetti una ripresa ancora più intensa ma d’improvviso ci siamo ritrovati i muscoli dell’Austria in faccia. Loro si sono fatti robusti, hanno iniziato ad alzare il baricentro, ripartendo, tendendo palla. Fino a quando è arrivata la mazzata, con Arnautovic che è andato a trafiggere Donnarumma sul secondo palo: è calato il gelo ma ci ha scaldato per fortuna il Var che ha scovato un fuorigioco di pochi centimetri dell’attaccante austriaco.

Il trionfo è arrivato nel supplementare. Grandissimo il gol di Chiesa su splendida giocata di Spinazzola E col raddoppio di Pessina abbiamo quasi chiuso i conti, quasi perché il gol di Kalajdzic ci ha fatto tremare sino in fondo. Roberto Mancini e la sua nazionale con questo successo entrano nella storia del nostro calcio per la striscia di risultati positivi più lunga di sempre. 31 partite senza sconfitta, una serie clamorosa iniziata nel lontyano 2018. Unico neo, abbiamo preso gol dopo tempo immemore, ma chi se ne importa: l’abbraccio finale dei nostri ragazzi sul prato glorioso di Wembley ci fa dimenticare anche questa piccola delusione. Andiamo ai quarti, l’unica cosa che conta.

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