Gioco
Jorginho tiene in pugno l’Italia: «Ho imparato alla scuola di Pirlo»
Dal regista di Mancini elogi a Barella («È come Kanté») e un abbraccio a Eriksen: «Ora devi essere forte»
COVERCIANO (FIRENZE). Nel cinema, il miglior regista è sempre quello che non si vede. Nel calcio è tutta un’altra storia. Chiedete ai compagni di Jorginho. Se non vedi il regista, intorno sono smarriti.
Salve Jorginho, sa cosa dicono di lei?
«Che cosa?».
Che è il vero leader della nazionale.
«Sono un ragazzo e un giocatore che cerca di aiutare tutti».
Su, non faccia il modesto. Ha appena vinto una Champions...
«Ma no, sto dicendo la verità. Ci sono tanti grandi giocatori qui, con personalità. Da Chiellini a Bonucci, da Insigne a Verratti, da Immobile a Donnarumma. Tutti possiamo aggiungere e aiutare. Chi è sul campo rappresenta sempre questa nazione».
E pensare che un tempo lei giocava in serie C.
«Il merito è di tutti quelli che ho incontrato. Di tutti gli allenatori, a partire dalla Berretti quando sono arrivato in Italia, poi la C2, poi Mandorlini, poi il Napoli con Benitez, poi Maurizio Sarri. E ora il Chelsea. Ho sempre cercato di imparare da tutti».
Oggi a un ragazzino bravo a fare il regista si dice "Gioca come Jorginho". Lei invece a chi si ispirava?
«Da piccolo guardavo Ronaldo, Ronaldinho, Kakà. A 13 anni ho incontrato un allenatore che mi ha messo più dietro, davanti alla difesa. Ho iniziato a guardare più Pirlo e Xavi. Guardandoli giocare mi sono ispirato a loro. Se penso al mio ruolo, devo dire che loro sono i miei modelli».
Lei conosce bene Kanè. Barella gli assomiglia un po’?
«Sono simili come caratteristiche. Hanno potenza fisica, corrono per tutti, per 120’, coprono tanto campo. Devo dire che mi danno una grossa mano a centrocampo sul recuperare palloni».
E Verratti?
«Spero di riaverlo presto, può darci tantissimo come qualità e personalità».
C’è molta euforia attorno a questa Italia. Troppa?
«Vincere è bello, dobbiamo essere felici delle vittorie. E comunque non ho visto niente di eccessivo sulle celebrazioni della prima vittoria. Questa squadra non perderà mai l’umiltà e la fame di vincere. Se vinci hai raggiunto i tuoi obiettivi ma la prossima è sempre più difficile».
Bah, insomma, la prossima più difficile... Ha visto Svizzera-Galles?
«Sì, abbiamo guardato la partita tutti insieme. La Svizzera è un’ottima squadra, organizzata, con lo stesso tecnico da anni. Hanno giocatori che hanno fatto più di due competizioni o tre insieme, ci sono elementi molto esperti».
Ha visto il dramma di Eriksen?
«Sì. Quel che è successo è stato veramente forte. L’ho sentita molto: in quel momento pensavo ai compagni, ai tifosi, a sua moglie che stava lì. A nome di tutti noi, faccio un grande in bocca al lupo a Eriksen, alla sua famiglia. Gli dico di essere forte». --
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