La manifestazione
«Fondamentale l’intervento di Simon Kjaer»
Danilo Manari, cardiologo e medico sportivo: «Rispetto a Morosini più consapevolezza»
Il dramma è il medesimo, anche il mezzo che lo trasmette è uguale, una telecamera che non sa dove guardare. Christian Eriksen come Piermario Morosini: poteva essere veramente così, pensi mentre tornano a scorrerti nella memoria le immagini di quel Pescara-Livorno di nove anni fa.
Ma poi, non puoi fare a meno di notarle le differenze, mentre ricordi, sul terreno dell’Adriatico, il confuso andirivieni di giocatori attoniti, medici indaffarati e forse persino "disarmati", tutti attorno al corpo di un ragazzo che giocava al calcio e che non si sveglierà mai più.
Nove anni dopo, al Parken Stadium di Copenaghen il dramma che non ti aspetti va di nuovo in scena. Ma con attori e una trama diverse. Eriksen si accascia a terra senza che nessuno l’abbia nemmeno sfiorato. Ma qualcuno che se ne accorge c’è: è Simon Kjaer, capitano della nazionale danese che fa tutto il campo di corsa, si china sul compagno esanime. Capisce in un attimo quel che sta succedendo, e gli tira fuori la lingua liberandogli le vie aeree. Poi saranno il massaggio cardiaco e il defibrillatore a riportare alla vita il giocatore dell’Inter. Come nove anni fa, tanta paura. Ma rispetto a nove anni fa, molta più azione e molto più sangue freddo. Diagnosi immediata, manovre corrette, defibrillatore: questi sono gli ingredienti di quello che tutti oggi chiamiamo miracolo.
«Una morte elettrica, come quella che ha colpito Morosini e Astori, purtroppo con altri esiti» dice Danilo Manari, cardiologo e medico sportivo per anni collaboratore con il suo staff delle principali squadre di calcio di serie A, ma anche consulente medico per il Real Madrid di Zidane e per il Valencia di Cesare Prandelli.
«Sono eventi rarissimi - dice - e dalle esperienze passate possiamo dedurre che colpiscano atleti che sono nella piena maturità sportiva e anche più in là».
Sportivi professionisti, controllati ogni giorno, cuori teoricamente perfetti che magari però, nascondono un difetto. «Dalla tv - è cauto il dottor Manari - è difficile fare una diagnosi. La dinamica farebbe pensare a un’aritmia, una canalopatia o una displasia aritmogena. Si tratta comunque di patologie congenite che sono difficili da diagnosticare all’inizio e che hanno però una loro evoluzione negli anni. Ecco perché la casistica riguarda in massima parte atleti maturi».
Per provare a spiegare se quello che è accaduto a Copenaghen potesse essere previsto, Manari parte proprio dai due casi tragici che il calcio italiano ha vissuto in questi anni.
«Le carte processuali dell’inchiesta sulla morte di Morosini - dice - non avevano evidenziato nessuna sottovalutazione da parte dei medici. Nel caso di Astori invece il processo ha portato ad appurare che alcuni segnali sono stati sottovalutati, ma soltanto dai medici della Fiorentina e da quelli delle altre squadre in cui Astori aveva giocato in precedenza»
Da medico, Danilo Manari conosce l’importanza della prevenzione. Anche di quella delle speculazioni, molto frequenti in questi anni.
Ecco perché s’affretta a sottolineare una cosa: «Anche se nessuno lo ha ancora detto, circondati come siamo da complottisti di ogni genere - dice - è importante sottolineare che quello che è accaduto a Erikssen non è in alcun modo collegabile né al Covid né tantomeno ai vaccini, dal momento che la nazionale danese ha scelto di non vaccinare i suoi giocatori». --
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